“Un gesto di una gravità sconvolgente”: il ministro Valditara chiede norme severe dopo l’accoltellamento della professoressa a Bergamo
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Redazione Interno
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Il corridoio della scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, si è trasformato nella mattinata del 25 marzo in un luogo di una violenza inaudita, una violenza che ha avuto come protagonista un ragazzino di appena tredici anni e come vittima la professoressa di francese Chiara Mocchi, 57 anni, colpita al collo e all’addome con un coltello. L’aggressione, consumatasi poco prima del suono della campanella, ha trovato il suo epilogo con l’arrivo dei carabinieri, intervenuti dopo che un altro insegnante e due collaboratori scolastici erano riusciti a immobilizzare il giovane; un intervento che ha posto fine a quanto, secondo le prime ricostruzioni, era iniziato con una messinscena agghiacciante.
Il ragazzino, infatti, si era presentato davanti alla docente – la cui classe, la Terza A, ha assistito alla scena – indossando pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “Vendetta”, avendo cura di legare il proprio telefonino al collo per riprendere l’intera sequenza e trasmetterla in diretta su Telegram. Nello zaino, poi sequestrato dagli inquirenti, è stata trovata anche una pistola scacciacani, un dettaglio che si aggiunge a un quadro di premeditazione già evidente nella scelta dell’abbigliamento e nella messa in scena dell’atto. La professoressa Mocchi, trasportata d’urgenza con elisoccorso in codice rosso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è stata sottoposta a un intervento chirurgico durato due ore e, sebbene sia ricoverata in prognosi riservata in terapia intensiva, non sarebbe in pericolo di vita; una circostanza che l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha attribuito anche alla trasfusione di sangue praticata a bordo dell’elicottero durante il trasferimento.
L’allarme del ministro e la necessità di nuove norme
Sul fronte politico, la reazione del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è stata immediata e improntata alla massima fermezza, con il ministro – che si trovava a Parigi per un evento dell’Unesco – che ha definito l’accaduto “un fatto di una gravità sconvolgente”. In una nota ufficiale, Valditara ha ribadito la propria vicinanza alla docente, alla sua famiglia e all’intero istituto scolastico, sottolineando come l’episodio dimostri con urgenza la necessità di approvare “le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani”. Un messaggio chiaro, questo, che il ministro ha inteso portare all’attenzione internazionale, annunciando di voler sollevare il caso durante la riunione globale dei ministri dell’Istruzione convocata dall’Unesco, nella convinzione che la violenza nelle scuole rappresenti ormai un problema globale che richiede una riflessione strutturale.
I risvolti giudiziari e la posizione del minore
Mentre la salma della docente – che, si precisa, è in via di guarigione – rimane ricoverata, l’attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla figura del giovanissimo aggressore, che dopo essere stato fermato è stato portato nella caserma dei carabinieri di Trescore Balneario, dove è stato lungamente ascoltato alla presenza dei propri familiari. Sul piano processuale, la sua posizione è definita con chiarezza dall’articolo 97 del codice penale, che stabilisce la non imputabilità per chi non ha compiuto i quattordici anni al momento del fatto; ciò non esclude, tuttavia, che la procura per i minorenni di Brescia possa aprire un fascicolo per valutare la pericolosità sociale del minore e l’eventuale applicazione di misure di sicurezza, come la permanenza in riformatorio o la libertà vigilata. Nel frattempo, gli sviluppi investigativi si sono estesi all’abitazione del ragazzo, dove i carabinieri hanno effettuato una perquisizione che ha portato al ritrovamento e al sequestro di materiale considerato potenzialmente pericoloso: secondo le prime fonti investigative, si tratterebbe di sostanze o strumenti propedeutici alla preparazione di ordigni esplosivi, una circostanza che getta un’ombra ancora più inquietante sulla natura e sulle reali intenzioni del progetto maturato dal tredicenne.
La posizione di Novara e il dibattito sulla giustizia minorile
Se l’esecutivo spinge per un inasprimento delle pene e per l’introduzione di norme restrittive, una voce critica si è levata da chi, come il presidente del Consiglio comunale di Novara (anche se la notizia non specifica la carica esatta), ritiene che si stia seguendo la direzione sbagliata. In un intervento riportato nelle agenzie, viene ribadito che episodi come quello di Bergamo – per i quali non può esserci alcuna legittimità o giustificazione – impongono semmai di chiedersi seriamente cosa stia accadendo nel profondo; secondo questa analisi, le misure repressive, punitive e restrittive messe in campo negli ultimi anni non solo non starebbero funzionando, ma in alcuni casi contribuirebbero addirittura a peggiorare la situazione. Un’analisi che si inserisce perfettamente nel più ampio dibattito sulla giustizia minorile, alimentato anche dai recenti dati dell’associazione Antigone che denunciano un aumento del 55% dei giovani detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) e il sovraffollamento critico in diverse strutture, a fronte di una diminuzione delle segnalazioni a carico di minorenni. Mentre a Trescore Balneario proseguono le indagini per accertare i motivi dell’aggressione – tra cui l’ipotesi di un rancore legato a un precedente rimprovero – e gli altri studenti della scuola vengono seguiti da psicologi, il caso riapre una ferita profonda sul ruolo della scuola e sulla capacità delle istituzioni di intervenire prima che la rabbia giovanile si trasformi in arma.




