Sondaggi in Veneto: Stefani e il centrodestra in volata, Manildo staccato di 36 punti
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Redazione Interno
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Le prossime elezioni regionali in Veneto, scrutinate attraverso l’ultima rilevazione Ipsos illustrata da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, disegnano un quadro politico dalla fisionomia netta, dove il candidato del centrodestra Alberto Stefani, deputato e vicesegretario nazionale della Lega nonché segretario della Liga Veneta, raccoglie il 62,8% dei consensi, un dato che, se confermato, gli assicurerebbe il successo e con ogni probabilità la successione a Luca Zaia. A fronte di questa ampia affermazione, la candidatura di Giovanni Manildo, espressione del cosiddetto campo largo che riunisce centrosinistra e Movimento 5 Stelle, si attesta su un più modesto 26,9%, configurando un distacco di ben trentasei punti, un divario che riflette le difficoltà dell’opposizione di coagulare un fronte unitario e convincente in una regione tradizionalmente orientata a destra.
Il quadro delle forze in campo e i retroscena
La corsa di Stefani, per quanto appaia solida nei numeri, non è stata esente da tensioni interne al centrodestra, segnate da due questioni di non poco conto. Da un lato, si è posto il complesso retaggio del presidente uscente, Luca Zaia, la cui popolarità rimane un fattore influente e che aveva tentato, senza riuscirvi, di perseguire un terzo mandato, generando qualche attrito anche con la segreteria nazionale del partito. Dall’altro lato, non sono mancati i malumori in Fratelli d’Italia, forza che, forte dei recenti e ripetuti successi elettorali conseguiti al Nord, avanzava con insistenza la candidatura di un proprio esponente per la guida della Regione, una rivendicazione che ha reso necessario un delicato lavoro di mediazione all’interno della coalizione.
La competizione tra i partiti e l'effetto Zaia
Uno degli aspetti più significativi emersi dal sondaggio, al di là del plebiscito per il candidato governatore, riguarda proprio la tenuta dei partiti della maggioranza e il cosiddetto “effetto Zaia”. La Lega, infatti, toccherebbe il 23,6% delle intenzioni di voto, superando di un soffio – in un testa a testa serrato – Fratelli d’Italia, fermo al 23,2%. Questo risultato, che per la Lega rappresenta un raddoppio quasi perfetto dei consensi rispetto all’ultima consultazione europea, suggerisce come l’ombra del presidente uscente continui a esercitare una potente attrazione sull’elettorato, trascinando la corsa del candidato leghista e contribuendo a ridisegnare gli equilibri, sempre dinamici, all’interno della coalizione di governo.
Il contesto politico nazionale
In un simile scenario, il voto in Veneto assume un’importanza che travalica i confini regionali, proponendosi come un significativo termometro per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Una vittoria così ampia del centrodestra, in una regione economicamente cruciale, rappresenterebbe infatti una solida conferma per l’indirizzo politico del governo, mentre, all’opposto, un eventuale, seppur improbabile, ripresa del campo largo guidato a livello nazionale da Elly Schlein avrebbe il sapore di una rivincita inaspettata. I dati attuali, però, non lasciano spazio a molti dubbi, dipingendo un esito che, seppur da verificare nelle urne, sembra marcare una chiara preferenza dell’elettorato.




