Veneto, sondaggio plebiscitario per Stefani: 36 punti di vantaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli, reso noto in queste ore, conferma ciò che l'aria in Veneto già lasciava presagire: non c'è partita per le prossime regionali. Il candidato del centrodestra, Alberto Stefani, gode infatti di un vantaggio plebiscitario, stimato in trentasei punti, sull'avversario Giovanni Manildo, il quale raccoglie il sostegno, peraltro non sufficiente a colmare il divario, di Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle. Un distacco così netto, che si prospetta insormontabile in vista del voto del 23 e 24 novembre, appare come l'eredità più tangibile dell'operato di Luca Zaia, il quale – è bene ricordarlo – ha superato per longevità di mandato persino un suo predecessore come Giancarlo Galan.

Il quadro pre-elettorale e le incognite

Mentre la scena politica si prepara allo scrutinio, un evento simbolico come Fieracavalli a Verona – giunta alla sua centoventisettesima edizione con numeri da record – ha offerto un palcoscenico significativo, quasi una metafora della competizione in corso. Lì, tra i cavalli che gareggiano, si è parlato anche della sfida che si deciderà con le schede, una sfida i cui esiti, per quanto scontati nei rapporti di forza, nascondono dinamiche interne al centrodestra e un’incognita non trascurabile. L’astensionismo, fenomeno che preoccupa non poco gli strateghi dei partiti, potrebbe infatti rappresentare l’unico elemento in grado di alterare, seppur marginalmente, una vittoria data ormai per certa.

La posizione della Lega e gli equilibri futuri

Matteo Salvini, commentando i dati che vedono la sua forza politica in testa, ha lanciato un appello ai sostenitori, esortando i veneti a non abbandonare le urne e a non sedersi sugli allori di un successo annunciato. Riguardo al governatore uscente, Zaia, le parole del leader leghista hanno delineato un futuro di valorizzazione, sia all’interno del consiglio regionale sia, qualora lo volesse, in un contesto nazionale a Roma. Una prospettiva, questa, che tiene conto del peso specifico di un uomo politico che ha segnato profondamente la regione, il quale ha assicurato la sua presenza futura alla kermesse veronese, seppur – come ha egli stesso precisato – “in qualche altro ruolo”.

Il contesto generale e le prospettive

La campagna elettorale, di conseguenza, si svolge in un clima particolare, dove la competizione reale non è tra coalizioni opposte ma dentro lo stesso schieramento di maggioranza, per misurare il consenso relativo tra Lega e Fratelli d’Italia. L’eredità zaiana, che pesa come un macigno sugli avversari, costituisce al tempo stesso un bene ingombrante per chi dovrà gestirla, in uno scenario dove il margine di manovra sarà dettato proprio dall’entità di quel plebiscito che i sondaggi prefigurano. Resta da capire, nelle more del voto, quanti degli elettori, sentendo la partita già decisa, decideranno di non recarsi ai seggi, privando il vincitore di una parte della legittimazione che pure i numeri gli assegnano.

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