Morto Pepe Mujica, l’ex presidente uruguaiano che rinunciò al potere per vivere da contadino
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Redazione Esteri
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José Alberto Mujica Cordano, per tutti semplicemente “Pepe”, se n’è andato a 89 anni, pochi giorni prima di compierne novanta. L’annuncio della morte è arrivato dal presidente uruguaiano in carica, Yamandú Orsi, che lo ha definito «un leader, una guida, un uomo che ha segnato la storia del nostro paese». Mujica, che aveva governato l’Uruguay dal 2010 al 2015, era malato da oltre un anno: un cancro all’esofago, diagnosticato nell’aprile del 2024, che si era poi esteso al fegato, costringendolo alle cure palliative, come aveva rivelato la moglie, Lucia Topolansky, pochi giorni fa.
Quello che il mondo ricorderà di lui, oltre alla sua carriera politica, è l’immagine di un uomo che ha scelto di vivere lontano dai riflettori, in una modestissima casa di campagna, coltivando fiori da vendere al mercato. Un’esistenza in netto contrasto con quella dei potenti che aveva frequentato, e che gli valse il soprannome di «presidente più povero del mondo». Durante il suo mandato, infatti, Mujica devolveva gran parte del suo stipendio in beneficenza, mantenendo uno stile di vita che molti definirono «da eremita», ma che per lui era semplicemente l’unico possibile.
La sua figura, diventata un simbolo per la sinistra radicale globale, era però più complessa di quanto non apparisse. Ex guerrigliero dei Tupamaros, incarcerato per tredici anni durante la dittatura militare, Mujica aveva imparato a diffidare delle ideologie assolute, pur senza rinnegare le sue radici. «Verrò ricordato come un vecchio mezzo matto», amava dire, con quella autoironia che lo rendeva umano, lontano dalla retorica dei leader tradizionali.




