Ivrea, un furgone pirata e una testimonianza decisiva per l'incidente sulla A5
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La dinamica dell’incidente stradale che sabato sera ha stroncato la vita di Lucia, una bambina di appena tre mesi, inizia a delinearsi con maggiore precisione attraverso gli elementi raccolti dagli inquirenti. L’auto sulla quale la piccola viaggiava insieme alla madre, Costanza Fiore, diretta verso Aosta, non sarebbe uscita di strada autonomamente, come si era ipotizzato in un primo momento, ma a seguito di un tamponamento. Il veicolo che l’avrebbe colpita, stando a quanto ricostruito dalla procura di Ivrea, è un furgone, il cui conducente, dopo essersi inizialmente fermato sulla piazzola di sosta dell’A5 all’altezza di Volpiano, sarebbe poi ripartito dando luogo a una fuga. Quel gesto, che la legge qualifica come reato, ha trasformato un tragico incidente in una vicenda di omicidio stradale, sulla quale gli investigatori stanno concentrando le proprie energie, esaminando i filmati acquisiti dalla Polizia Stradale e ascoltando i testimoni.
Il ruolo della coppia testimone
Proprio una testimonianza, peraltro, ha fornito alla magistratura il primo, fondamentale indizio per identificare il responsabile della fuga. Una coppia che, alle otto di sera, si trovava nella medesima area di sosta in cui l’auto della madre della vittima aveva terminato la sua corsa, ha infatti potuto fornire agli agenti dettagli utili sul furgone e sul suo conducente. Questi elementi, incrociati con le riprese delle telecamere di sorveglianza autostradali, hanno permesso di assegnare un nome e un cognome al sospettato, dando una svolta decisiva alle indagini che ora procedono, come di consueto in questi casi, sotto il coordinamento della procura eporediese. Non si tratta, dunque, più di cercare un veicolo ignoto, ma di ricostruire minuziosamente ogni istante che ha preceduto e seguito l’urto, accertando le velocità e le traiettorie, per stabilire con esattezza le responsabilità penali.
Le indagini della procura
La Procura di Ivrea, che coordina le indagini per omicidio stradale, sta ora esaminando tutti i dati tecnici disponibili, compresi quelli relativi all’“ovetto”, il seggiolino sul quale viaggiava la neonata, il cui corretto utilizzo sarà oggetto di specifici accertamenti per chiarire se abbia o meno svolto la sua funzione di protezione durante l’impatto. Gli investigatori, i cui lavori proseguono senza sosta, stanno valutando ogni possibile variabile, dalla condotta di guida di entrambi i conducenti alle condizioni dell’asfalto e della visibilità in quel tratto autostradale. La fuga del conducente del furgone, un particolare su cui le fonti investigative concordano, rappresenta un aggravante che peserà sull’intera inchiesta, aggiungendo al dolore per la perdita di una vita così giovane la gravità di un gesto che la legge punisce severamente.
La ricostruzione dell'evento
La sequenza degli eventi, così come emerge dai rilievi e dalle prime dichiarazioni, colloca l’urto tra i due veicoli nella carreggiata in direzione Aosta, per poi seguire la vettura tamponata mentre esce di strada e termina la sua corsa nella piazzola. È lì che il conducente del furgone si sarebbe inizialmente fermato, forse per rendersi conto delle conseguenze dell’impatto, per poi decidere di allontanarsi senza prestare soccorso. Una scelta che ha lasciato la madre della bambina sola nella gestione immediata della tragedia e che ha reso necessarie ore di lavoro investigative per individuare il veicolo coinvolto. La Polizia Stradale, i cui tecnici hanno analizzato ogni residuo di vernice e ogni segno sull’asfalto, ha potuto confermare la natura del contatto tra i due mezzi, mettendo fine alle ipotesi iniziali su un possibile guasto o una distrazione della donna alla guida.




