Dazi di Trump, due aziende bresciane su tre in difficoltà: l'allarme di Confindustria
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Redazione Economia
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La stretta protezionistica voluta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rischia di lasciare un segno profondo sull’economia bresciana, dove il 68% delle imprese – quasi due su tre – dovrà fare i conti con aliquote del 15% su una vasta gamma di prodotti esportati. Un dato che, se confermato, potrebbe innescare una reazione a catena, considerando che il 72% delle aziende colpite sta già valutando contromisure per arginare i danni. «L’industria locale», sottolinea Maria Chiara Franceschetti, vicepresidente di Confindustria Brescia, «ha affrontato negli ultimi anni sfide complesse, dalla crisi tedesca all’instabilità dei cambi, e ora si trova a gestire l’impatto di queste nuove barriere commerciali».
La misura, entrata in vigore dopo mesi di tensioni diplomatiche, coinvolge novantadue Paesi con tariffe differenziate, ma la partita appare tutt’altro che chiusa. Trump, del resto, ha già minacciato di portare i dazi dal 15% al 35% qualora l’Unione europea non rispettasse gli impegni sugli investimenti negli Stati Uniti, valutati in 600 miliardi di dollari. Una posizione che lascia l’Italia, nonostante le iniziali aspettative di un trattamento privilegiato, in una condizione di sostanziale impasse strategica.
Le ripercussioni, però, non si limitano alla Lombardia. In Veneto, dove l’export verso gli Stati Uniti vale miliardi, si stima che le nuove tariffe potrebbero mettere a rischio fino a 2 miliardi di fatturato. Un pericolo che riguarda non solo i grandi gruppi industriali, ma anche le piccole e medie imprese, spesso legate a filo doppio con il mercato americano.




