Sinner e Alcaraz, due filosofie a confronto nella finale di Roma
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Redazione Sport
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Mentre il Foro Italico si prepara ad accogliere uno dei duelli più attesi della stagione, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz si studiano, consapevoli che domani, alle 17, non ci sarà spazio per compromessi. Quella che si prospetta non è solo una finale degli Internazionali BNL d’Italia, ma lo scontro tra due interpretazioni del tennis moderno: da una parte la precisione chirurgica dell’italiano, dall’altra l’esplosività dello spagnolo.
Sinner, numero 1 del ranking ATP, arriva all’appuntamento dopo un periodo di assenza forzata – concluso con un patteggiamento con la Wada – che non sembra aver intaccato la sua freddezza in campo. Il suo gioco, costruito su un rovescio tagliente e un dritto sempre più affidabile, si è evoluto negli ultimi mesi, soprattutto nella capacità di chiudere i punti a rete. Alcaraz, dal canto suo, ha confermato di essere uno dei pochi in grado di contrastarne il dominio: il suo tennis, ricco di variazioni e imprevedibilità, punta a destabilizzare l’avversario con cambi di ritmo e colpi improbabili, come il dropshot che lo ha reso celebre.
Le statistiche parlano chiaro: nei precedenti diretti, lo spagnolo conduce 5-4, ma Sinner ha vinto tre degli ultimi quattro incontri. A pesare, però, è l’ultimo duello, disputato a Miami, dove Alcaraz ha avuto la meglio in tre set, dimostrando di saper gestire la pressione nei momenti decisivi. «Complicato essere amici quando ti affronti a questi livelli», ha dichiarato lo spagnolo, rispondendo alle parole dell’italiano, che aveva espresso delusione per il silenzio di alcuni colleghi durante la sua squalifica.
Quello che conta, ora, sono i numeri in campo. Sinner, che oggi ha completato l’ultimo allenamento sotto gli occhi del coach Simone Vagnozzi, vanta una percentuale di punti vinti al servizio superiore all’80% negli ultimi tornei, mentre Alcaraz – da lunedì nuovo numero 2 al mondo – continua a stupire per la sua capacità di trasformare difesa in attacco in un solo gesto. La terra rossa romana, più lenta del cemento americano, potrebbe favorire l’italiano, ma lo spagnolo ha già dimostrato di adattarsi a qualsiasi superficie.




