La letterina di Littizzetto a Elkann e la svolta epocale del gruppo Gedi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In una delle sue consuete e taglienti "letterine", trasmessa nel corso di *Che tempo che fa*, Luciana Littizzetto ha scelto di rivolgersi direttamente a John Elkann, esprimendo una preoccupazione che travalica i confini di un semplice cambio di proprietà aziendale. "Ti scrivo in quanto torinese e in quanto italiana che è preoccupata di quello che sta succedendo a due grandi giornali e un po’ di radio che tu vuoi vendere", ha esordito la comica, sottolineando come la sua famiglia, attraverso l'acquisto di automobili Fiat, abbia in qualche modo contribuito a finanziare "almeno mezzo battiscopa" di una delle ville della famiglia. La sua arguta protesta, fondata su un rapporto di lavoro come collaboratrice a partita iva per Radio Deejay – con pagamenti peraltro sempre puntuali – si è concentrata sul valore simbolico dell'operazione: "Non vendi un chiosco di piadine ma un pezzo della cultura italiana", ha rimarcato, sintetizzando con ironia il senso di un passaggio percepito come la cessione di un patrimonio collettivo.

Il contesto finanziario e il disimpegno dalla galassia italiana

La mossa di Exor, la holding di investimento della famiglia Agnelli-Elkann, rientra in una strategia di più ampio respiro, una "grande riallocazione" che ha visto l'azienda incassare, attraverso varie cessioni, oltre diciassette miliardi di euro. L'obiettivo dichiarato è quello di spostare il baricentro degli investimenti verso settori come la sanità e la tecnologia, orientandosi verso mercati veramente globali. La vendita di Gedi al gruppo greco Antenna, il cui valore è stimato intorno ai 140 milioni di euro e il cui completamento è atteso per i primi mesi del 2026, rappresenta quindi l'ultimo atto di un progressivo disimpegno dall'editoria italiana. Si tratta di un passaggio che chiude, di fatto, uno degli ultimi capitoli legati al cuore produttivo e simbolico della storia italiana della galassia Agnelli.

Le voci dall'interno e la difesa di un'eredità

La preoccupazione non è solo materia per la satira televisiva, ma emerge con toni gravi anche dall'interno della redazione storica. Il Gruppo Seniores de La Stampa, che riunisce donne e uomini i quali hanno dedicato la propria vita professionale al quotidiano torinese, ha diffuso un appello pubblico volto a "difendere lo spirito de La Stampa". Questi ex dipendenti, che ancora si definiscono con orgoglio "anziani Stampa", considerano la testata non come un semplice asset finanziario ma come un'istituzione culturale, un bene il cui valore identitario eccede di gran lunga la sua quotazione di mercato. La loro lettera aperta, del tutto indipendente dalla presa di posizione della comica, costituisce un tassello significativo del dibattito, evidenziando come la transizione susciti timori profondi sulla salvaguardia dell'indipendenza e della linea editoriale.

Le implicazioni di una transizione annunciata

L'operazione, che riguarderà non solo *la Repubblica* ma anche *La Stampa* – il giornale torinese storicamente legato da un secolo alla famiglia Agnelli – segna un punto di non ritorno. La cessione a un gruppo estero come Antenna introduce variabili nuove nello scenario dell'informazione nazionale, sollevando interrogativi sul futuro di testate che hanno plasmato per decenni il dibattito pubblico. La sottolineatura di Littizzetto, secondo la quale "possiamo lavorare per voi, ma non saremo mai vostri", coglie il nucleo di una questione che è prima di tutto identitaria e culturale, prima che economica. La transizione, se da un lato è un atto legittimo nell'ambito delle strategie di una holding d'investimento, dall'altro scuote le fondamenta di un sistema mediatico, costringendo a riflettere sul rapporto tra capitale, informazione e memoria collettiva in un'epoca di grandi trasformazioni.

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