La Littizzetto scrive a Elkann sulla vendita Gedi, mentre si affaccia l'interesse di Caltagirone per La Stampa
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Redazione Interno
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Con la consueta ironia, tagliente eppure mai volgare, Luciana Littizzetto ha rivolto la sua ultima “letterina” a John Elkann, ponendo l’accento su una questione che trascende la semplice transazione finanziaria. “Ti scrivo in quanto torinese e in quanto italiana che è preoccupata”, ha esordito la comica durante la trasmissione “Che tempo che fa”, trasmessa sul canale NOVE, sottolineando come la possibile cessione del gruppo Gedi non riguardi semplicemente un portafoglio di attività ma investa il cuore stesso di un pezzo di cultura nazionale. Un passaggio, il suo, che ha il merito di riassumere il timore di molti, ovvero che la proprietà di testate come “La Stampa” e “la Repubblica”, insieme a un network radiofonico di primo piano, possa finire in mani che ne stravolgano l’identità o ne compromettano l’autonomia, visto che – come ha detto con sarcasmo riferendosi ai suoi contratti a partita Iva – “possiamo lavorare per voi, ma non saremo mai vostri”.
Le mosse sul tavolo della trattativa
Proprio mentre la satira di Littizzetto risuonava in televisione, sul fronte concreto della trattativa si delineava un potenziale nuovo protagonista. È emerso, infatti, l’interesse dell’editore romano Francesco Gaetano Caltagirone per l’acquisizione de “La Stampa”, il quotidiano torinese fondato nel 1867. A rivelare questa possibilità è stato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nel corso di un incontro sindacale con la redazione del giornale, alla presenza di rappresentanti politici locali. Caltagirone, che già controlla un ampio gruppo editoriale con testate come “Il Messaggero”, “Il Mattino” e “Il Gazzettino”, valuterebbe quindi l’ingresso nella partita, aggiungendo un tassello significativo al complesso puzzle della vendita.
Il malcontento delle redazioni e il silenzio di Elkann
La vicenda, come spesso accade in casi simili, non è rimasta confinata alle stanze dei bottoni ma ha generato una forte ondata di preoccupazione tra i giornalisti coinvolti. I consigli di redazione di “la Repubblica” e “La Stampa” hanno espresso pubblicamente le loro perplessità, indirizzandole non solo verso l’azionista di riferimento ma anche verso il governo, in una presa di posizione che ha inevitabilmente politicizzato ulteriormente la questione. Questo clima di incertezza è stato accentuato dal silenzio dello stesso John Elkann, il quale non ha finora rilasciato dichiarazioni pubbliche di dettaglio sulla procedura di vendita del gruppo editoriale. Un silenzio che ha fatto ancor più risaltare, per contrasto, la sua recente e netta presa di posizione riguardo alla Juventus, club di cui ha ribadito con forza l’incedibilità respingendo una valutazione da oltre un miliardo di euro.
Una transazione sotto la lente d'ingrandimento
Ciò che rende peculiare l’intera operazione, al di là dei pur rilevanti aspetti economici, è il suo profondo valore simbolico. La possibile cessione di un gruppo che include due giornali di tradizione nazionale, capaci di influenzare il dibattito pubblico da decenni, solleva interrogativi sulla continuità dei loro progetti editoriali e sulla salvaguardia dei posti di lavoro. La lettera di Littizzetto, con il suo tono colloquiale e diretto, ha colto proprio questo punto cruciale: non si sta trattando la vendita di un bene qualsiasi, bensì di un segmento vitale dell’informazione e della cultura italiana, le cui sorti sono seguite con apprensione da una pluralità di attori, dai dipendenti ai lettori, fino alle istituzioni del territorio.




