Monopattini elettrici, dal 16 maggio scatta l’obbligo di targa e assicurazione: i costi e le nuove regole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La data, per chi ha fatto della mobilità dolce un’abitudine quotidiana, è ormai scolpita nel calendario: il 16 maggio 2026. Quel giorno, dopo i sessanta giorni di deroga concessi dal decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo e entrato in vigore il giorno successivo, si chiuderà ufficialmente la parentesi di una circolazione sostanzialmente priva di vincoli identificativi per i monopattini elettrici. Da quella data, ogni mezzo a propulsione prevalentemente elettrica dovrà esibire un contrassegno identificativo – il cosiddetto “targhino” – e risultare coperto da una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi, pena l’applicazione di sanzioni amministrative che, come ricorda Assoutenti, vanno da un minimo di 100 a un massimo di 400 euro.

La svolta normativa, prevista dalla riforma del Codice della Strada varata alla fine del 2024, trova la sua attuazione operativa in queste settimane. La procedura per ottenere il contrassegno è interamente digitalizzata: i proprietari, siano essi privati cittadini o imprese, devono accedere al Portale dell’Automobilista utilizzando credenziali SPID di secondo livello o la Carta d’Identità Elettronica (CIE). Sulla piattaforma telematica, gestita dalla Motorizzazione Civile, sarà possibile presentare l’istanza per il rilascio della targa, prenotare il ritiro del contrassegno fisico presso gli uffici competenti o, in caso di furto o smarrimento, procedere con la denuncia e la richiesta di duplicato. Una particolarità non secondaria, e che incide sulla logica stessa del provvedimento, è che il “targhino” non resta legato al veicolo ma al proprietario: l’associazione avviene tramite codice fiscale, permettendo così di trasferire il contrassegno su un nuovo monopattino in caso di sostituzione del mezzo.

Quanto ai costi, sebbene si tratti di una cifra fissa, il conto finale per il cittadino non si limita ai soli 8,66 euro del contrassegno. Questa somma, pagabile tramite il sistema PagoPA, è composta da 5,03 euro per la produzione materiale dell’adesivo, 1,11 euro di IVA e una maggiorazione di 2,52 euro destinata a finanziare le attività di sicurezza stradale previste dall’articolo 208 del Codice della Strada. A questa, però, vanno aggiunti i diritti di segreteria della Motorizzazione (pari a 10,20 euro) e l’imposta di bollo di 16 euro, per un esborso totale che, secondo le prime stime, si aggira intorno ai 38 euro. Più variabile, invece, è il capitolo dell’assicurazione: trattandosi di un mercato libero, le tariffe per la polizza RC (obbligatoria per legge) potranno oscillare indicativamente tra i 25 e i 150 euro annui, a seconda delle garanzie accessorie e delle compagnie scelte.

A chiedere chiarezza e uniformità sul fronte assicurativo è stato Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, auspicando che non si ripetano fenomeni speculativi o disparità territoriali in un settore che, per la sua novità, dovrebbe godere di criteri tariffari omogenei su tutto il territorio nazionale. Più dura, invece, la posizione degli operatori del settore. Assosharing, l’associazione che rappresenta le aziende di noleggio, ha chiesto un incontro urgente al Governo, definendo la nuova disciplina una “tassa mascherata”. Il presidente Luigi Lichelli ha sottolineato come le tasse accessorie finiscano per far lievitare il costo finale del contrassegno oltre il 300% rispetto al valore del bene, un aggravio che per le flotte aziendali si tradurrebbe in centinaia di migliaia di euro di spese non preventivate.

A giustificare la stretta, tuttavia, c’è il quadro statistico relativo alla sicurezza, ormai divenuto centrale nel dibattito pubblico. L’ultimo incidente mortale in ordine di tempo – quello di Vincenzo Mazzone, un uomo di 88 anni investito l’8 marzo in viale Michelangelo da un tredicenne e deceduto dopo nove giorni di agonia – rappresenta l’epilogo più tragico di una curva che negli anni è andata costantemente peggiorando. I dati parlano chiaro: se nel 2020 si era registrato un solo decesso, già nel 2021 se ne contavano nove, per arrivare a 16 nel 2022, 21 nel 2023, 23 nel 2024 e 21 nel 2025; senza considerare le due vittime già registrate nei primi mesi del 2026, che portano il totale complessivo dal 2020 a oggi a 93 persone morte a seguito di incidenti con coinvolgimento di questi mezzi.

La lotta alla “pirateria stradale” e le sanzioni

L’obiettivo dichiarato dell’introduzione del “targhino” va ben oltre la semplice fiscalità. Come sottolinea Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente Anci in Viabilità Italia, si tratta di una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire il controllo di questi veicoli. Troppo spesso, ha ricordato Altamura, la mancanza di un elemento identificativo ha favorito la fuga dei conducenti dopo la contestazione di violazioni o, nei casi più gravi, dopo aver investito pedoni, configurando una nuova forma di “pirateria stradale” che finora rendeva quasi impossibile risalire ai responsabili. Con l’obbligo di targa, dunque, lo strumento sanzionatorio diventa efficace quanto quello già in vigore per auto e moto: chi circolerà senza contrassegno o senza la prescritta copertura assicurativa dopo il 16 maggio si esporrà non solo alle multe, ma anche al fermo amministrativo del veicolo.

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