Donna aggredita e violentata a Gallarate, arrestato un 35enne: le indagini e la confessione
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Redazione Interno
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Nella fredda luce dell'alba, mentre il quartiere Cajello di Gallarate iniziava appena a svegliarsi, un atto di violenza brutale ha interrotto la consueta routine mattutina. Una donna di cinquantatré anni, che si stava recando al proprio lavoro percorrendo un marciapiede, è stata aggredita alle spalle da un individuo il quale, dopo averla colpita ripetutamente e con estrema durezza, l'ha trascinata al di là di una siepe che delimitava un'area di parcheggio pubblico, consumando così la violenza sessuale. Un episodio, questo, che ha lasciato un segno profondo non solo sulla vittima, costretta a subire lesioni fisiche e un trauma indelebile, ma sull'intera collettività, scossa dalla ferocia e dalla modalità dell'assalto.
L'indagine lampo e il ritrovamento
Le indagini, condotte con grande celerità e determinazione dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Gallarate, si sono concentrate sin dalle prime ore sull'analisi del territorio e, in particolare, sulle riprese delle telecamere di videosorveglianza dislocate nella zona. Le immagini, che si sono rivelate un elemento probatorio di assoluto rilievo, hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'aggressione e di individuare il volto del sospettato, nonché la sua via di fuga. È stato proprio questo prezioso materiale a condurre gli investigatori verso un'abitazione sempre nel comune di Gallarate, dove l'uomo, un cittadino gambiano di trentacinque anni già noto alle forze dell'ordine per precedenti in materia di stupefacenti, tentava di sottrarsi alla giustizia nascondendosi all'interno di un letto a cassettone, fingendo di non essere presente.
La confessione davanti al magistrato
Tratto in arresto con l'accusa di violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate, l'indagato è stato quindi condotto in stato di fermo. Durante l'interrogatorio condotto dal pubblico ministero Roberto Bonfanti, il gambiano ha scelto di non opporre resistenza, confermando integralmente le pesanti accuse a suo carico. "Ha confermato tutto", ha dichiarato il suo legale, una frase che sigilla l'ammissione di responsabilità per un gesto la cui gravità è stata riconosciuta senza tentare giustificazioni. Un dettaglio non secondario, emerso dalle indagini, riguarda il cellulare della donna, che l'aggressore aveva gettato in un'area privata lungo il percorso che conduceva alla sua abitazione, nel tentativo forse di disfarsi di un possibile elemento di riconduzione a sé.
Le accuse e il percorso giudiziario
L'uomo si trova ora a dover rispondere di accuse molto severe, che la confessione resa al pm non fa che corroborare. La violenza sessuale, aggravata dalle modalità dell'aggressione, dalla condotta particolarmente efferata e dall'aver approfittato delle circostanze di tempo e luogo, unitamente alle lesioni personali accertate sulla vittima, delinea un quadro di reati per i quali la legge prevede pene severissime. Il suo destino giudiziario è ora nelle mani dell'autorità competente, che dovrà valutare, alla luce di tutti gli elementi acquisiti, il prosieguo dell'iter processuale.




