Gallarate, arrestato per violenza sessuale un 35enne: la confessione dopo l'agguato all'alba
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre il quartiere Cajello, all'alba di un giorno qualunque, iniziava appena a popolarsi dei primi rumori mattutini, un'aggressione di una brutalità inaudita ha trasformato un marciapiede in un luogo di terrore. Una donna di 53 anni, che percorreva il consueto tragitto verso il proprio lavoro, è stata sorpresa alle spalle da un individuo il quale, dopo averla colpita ripetutamente e con violenza, l'ha trascinata al di là di una siepe che delimitava un parcheggio pubblico. Lì, nell'isolamento forzato di un'aiuola, si è consumata la violenza sessuale, un atto che ha lasciato sulla vittima, oltre ai segni delle lesioni, il peso di un trauma profondo.
L'indagine lampo e le immagini decisive
I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Gallarate, intervenuti tempestivamente, hanno avviato un'indagine che si è rivelata di una celerità quasi fulminea. Elemento cardine per le successive sviluppi sono state le riprese di videosorveglianza, delle quali gli investigatori, analizzandone minuziosamente i fotogrammi, sono riusciti a ricostruire i movimenti dell'aggressore e a ricavarne un identikit operativo. Quelle immagini, che catturavano l'ombra di un uomo in fuga, hanno costituito il filo conduttore che ha permesso di orientare le ricerche verso un obiettivo preciso, trasformando un volto sfocato in un nome.
La cattura e il nascondiglio
La caccia all'uomo si è conclusa nel giro di poche ore all'interno di un'abitazione di Gallarate, dove il sospettato, un cittadino gambiano di 35 anni, cercava rifugio in un estremo tentativo di sottrarsi alla giustizia. I militari, circondando l'edificio e perquisendo i locali, lo hanno scovato mentre si celava nel vano di un cassettone del letto, un nascondiglio che non è bastato a evitare la cattura. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per precedenti in materia di stupefacenti, è stato quindi formalmente fermato per violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate.
Il confronto con il pm e le parole ammissorie
Condotto in carcere, l'indagato è stato sottoposto all'interrogatorio dinanzi al pm, un momento cruciale nel quale, secondo quanto riportato dal suo legale, ha scelto di non opporre resistenza. «Ha confermato tutto», ha dichiarato l'avvocato, una frase che racchiude la sostanza di una confessione resa senza apparenti ambiguità. Quella ammissione, sebbene giuridicamente rilevante, rappresenta soltanto un tassello iniziale nell'iter processuale che dovrà accertare ogni responsabilità, mentre la vittima, sostenuta dai propri cari, inizia un percorso di ricostruzione interiore.




