“Ulisse” compie 25 anni e si lancia da New York: Angela, dalla Rai un antidoto alla dimenticanza culturale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’inquadratura, nella nuova stagione di Ulisse - Il piacere della scoperta, che sospende lo spettatore tra l’ordinario e il sublime. È quella che immagina Alberto Angela sull’ultimo piano dell’Empire State Building, mentre Manhattan si dispiega ai suoi piedi come una partitura fatta di acciaio, luce e di quella vertigine che, da sempre, accompagna chi cerca di capire il mondo per raccontarlo. Stasera, lunedì 4 maggio, su Rai 1 alle 21.30 (e in contemporanea su RaiPlay), Angela rimette in moto la sua macchina del tempo narrativa, ripartendo proprio da quella vertigine. E lo fa con un viaggio che non è geografico ma profondamente sonoro, intitolato “Sulle note di New York”: un percorso inedito che, dopo il successo della tappa londinese dell’anno scorso, attraversa la Grande Mela per svelarne l’anima attraverso la musica, da Jay-Z a Madonna, da Bob Dylan ai Ramones.

Un quarto di secolo di scoperte lontano dai format del momento

Ciò che rende questa ricorrenza degna di nota – al di là dello show iperprodotto – è la sua longevità silenziosa. Ulisse compie infatti venticinque anni, quell’età in cui, per un programma televisivo, si smette solitamente di contare le primavere per iniziare a subire il peso delle mode. Eppure, Alberto Angela ha costruito questa longevità senza mai inseguire il format del momento, un’anomalia quasi assoluta nel palinsesto contemporaneo dove l’approfondimento culturale viene spesso relegato alle ore residuali. La sua forza è sempre stata quella della forma “chiacchiera colta”: l’uso di frasi complesse, di subordinate che non temono di andare a capo, di pronomi partitivi che rendono il flusso del racconto naturale, quasi ipnotico. Stasera, questo meccanismo perfetto prova a vestire i panni del musical, trasformando ogni luogo simbolo – da Central Park a Brooklyn, passando per il Lincoln Center – in un palco ideale dove la cronaca nera (come quella dei quartieri difficili di Harlem o del Bronx) viene sfiorata con rispetto, per lasciare spazio alle inchieste sull’identità culturale.

“Sulle note di New York”: la scaletta sentimentale della metropoli

La puntata, come rivelano le anticipazioni raccolte alla vigilia, si snoda attraverso una geografia affettiva più che fisica. Si parte dal cielo, dall’Empire State Building, e si scende giù – quasi come nella migliore tradizione del cinema di Martin Scorsese – a bordo di un taxi giallo. Ogni fermata avrà una colonna sonora precisa: se dal grattacielo risuonerà l’inno di Alicia Keys e Jay-Z, “Empire State of Mind”, le strade di Bensonhurst restituiranno invece l’eco della disco music dei Bee Gees (“La febbre del sabato sera”). E c’è un passaggio, molto italiano, che lega la regia di Sergio Leone alle note immortali di Ennio Morricone, l’uomo che ha trasformato il profilo del Manhattan Bridge in una melodia senza tempo. Angela, con la sua capacità di alternare frasi lunghe e riflessive a battute secche e divulgative, conduce lo spettatore per mano tra gli spifferi del Greenwich Village (dove hanno camminato Bob Dylan e Lou Reed) e i locali underground del Lower East Side, culla del punk rock dei Blondie e dei Talking Heads.

La tv pubblica che ricorda (a se stessa) cosa sa fare meglio

Non è un caso che questo ritorno arrivi in una serata di inizio maggio, quando il racconto della realtà sembra spesso cedere il passo alla pura evasione. In un panorama televisivo che, troppo spesso, dimentica il proprio mandato culturale, la messa in onda di Ulisse agisce come un promemoria utile: c’è ancora spazio, in prima serata su Rai 1, per un’ora di divulgazione pesante ma leggera nel tono, scientifica ma umana. La nuova stagione (che prevede altre tre tappe tematiche, dai Samurai ai Manga fino a Lucrezia Borgia) evita deliberatamente qualsiasi tentazione nostalgica. Non ci si crogiola nel “com’eravamo”, ma si sceglie di guardare all’altro lato dell’oceano. Se Londra fu un debutto, New York è la consacrazione di un formato – quello del viaggio musicale – che potrebbe diventare un filone a sé stante. E mentre si parlerà (inevitabilmente) della City che non dorme mai, il vero sonno vinto questa volta è quello del telespettatore distratto, che si ritrova incollato allo schermo non per un fatto di cronaca, ma per il piacere puro della scoperta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.