“Ulisse”, il viaggio sonoro di Alberto Angela nella New York della musica tra club storici e miti senza tempo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ricomincia l’avventura. Dopo aver tagliato il traguardo di un quarto di secolo – un’età ragguardevole per un programma televisivo che non ha mai smesso di fare scuola –, “Ulisse – Il piacere della scoperta” torna questa sera su Rai 1 con un’apertura di stagione che punta tutto sull’emozione della musica. Il conduttore, come sempre abile nel mescolare alta divulgazione e narrazione popolare, attraversa l’Atlantico per portare gli spettatori in un luogo dove le note sembrano scolpite nell’asfalto: New York. La nuova puntata, intitolata “Sulle note di New York”, non si limita a mostrare i grattacieli o la frenesia della metropoli quanto piuttosto a decodificarne l’anima attraverso un racconto sonoro, un viaggio dove ogni angolo urbano trova il suo perfetto sottofondo musicale.
Un itinerario che trasforma la città in una playlist a cielo aperto
Alberto Angela, che curiosamente si trova ancora in una fase di stallo contrattuale con l’azienda pubblica nonostante sia considerato una colonna portante del servizio, ci guida in un percorso studiato nei minimi dettagli. Si parte dall’Empire State Building, la cui sagoma iconica viene celebrata dall’inno metropolitano “Empire State of Mind” di Jay-Z e Alicia Keys; un incipit perfetto per stabilire subito il tono della serata. Scendendo tra le strade, il racconto si fa più cinematografico: l’immancabile sosta a bordo di un taxi giallo evoca le atmosfere cupe e glamour di “Taxi Driver”, mentre le luci abbaglianti di Broadway raccontano il sogno americano di Madonna, arrivata in città con pochi dollari e destinata a cambiare la cultura pop per sempre. C’è spazio anche per l’eleganza della Fifth Avenue, dove le note di “Moon River” ci riportano dritti davanti alle vetrine di Tiffany, un omaggio alla grazia senza tempo di Audrey Hepburn che non stona affatto con il ritmo adrenalinico della Grande Mela.
Dalle radici italiane di Brooklyn al fermento del Bronx
La puntata, che nella prima metà del 2026 si inserisce in un palinsesto televisivo sempre più attento alla qualità culturale per fronteggiare la concorrenza delle piattaforme, non dimentica mai il legame profondo tra la città e l’immigrazione italiana. Quando la narrazione si sposta sui ponti di Brooklyn e nei vicoli di Bensonhurst, la musica cambia registro per lasciare spazio alla malinconia potente di Ennio Morricone, le cui colonne sonore per “C’era una volta in America” restituiscono tutta la nostalgia e la ferocia di un’epoca. Poco distante, sullo stesso marciapiede reso celebre da “La febbre del sabato sera”, rivivono gli anni ruggenti della disco music grazie all’energia travolgente dei Bee Gees; un contrasto che Alberto Angela gestisce con la sua solita fluidità, passando dal dramma alla voglia di ballare senza mai risultare forzato.
La narrazione si fa poi più underground. Lasciata alle spalle la Manhattan centralizzata, “Ulisse” si addentra nei quartieri che hanno plasmato la musica contemporanea: il Greenwich Village, culla del folk e del rock dove hanno mosso i primi passi Bob Dylan e Bruce Springsteen, e il Bronx, territorio sacro dove l’hip hop ha trovato la sua voce. Non mancano le scorribande nell’East Village dei Ramones e dei Blondie, a testimonianza di come New York abbia saputo rigenerarsi attraverso il punk e la controcultura. Un’attenzione particolare è riservata ai templi della musica dal vivo come il Blue Note e il Lincoln Center, fino ad arrivare alle atmosfere trascinanti del gospel di Harlem, dove risuonano ancora gli echi di giganti come Billie Holiday e Ray Charles.
Il gran finale tra Coney Island e lo skyline moderno
C’è poi un ultimo atto, sospeso tra nostalgia e modernità, che chiude la carrellata di luoghi e suoni. La storica zona dei divertimenti di Coney Island, celebrata dalle atmosfere malinconiche di Lana Del Rey e dallo sguardo ironico di Woody Allen, lascia spazio alla vista vertiginosa del grattacielo The Edge, dal quale si domina l’intera giungla d’asfalto. Questa contrapposizione visiva tra il vecchio e il nuovo, tra il parco dei divertimenti decadente e le superfici riflettenti dei nuovi grattacieli, funge da perfetta sintesi visiva di una città che non smette mai di reinventarsi. Il pubblico, chiamato a seguire la diretta su Rai 1 a partire dalle 21:30 circa (e in contemporanea su RaiPlay), potrà quindi godere di un documentario che si muove agilmente tra storia, antropologia e puro intrattenimento, dimostrando ancora una volta perché il divulgatore piemontese riesca a tenere incollati davanti allo schermo milioni di telespettatori.




