Ulisse, trionfo di ascolti e un nodo contrattuale per Alberto Angela dopo lo speciale su Versailles

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un paradosso che attraversa i corridoi di Viale Mazzini e che lo speciale di “Ulisse, il piacere della scoperta” andato in onda lunedì sera su Rai 1 ha reso, se possibile, ancora più evidente. Da un lato, il successo di pubblico e di critica per “Versailles in piano sequenza”, un azzardo produttivo di due ore e venti minuti girato senza stacchi né montaggio, ha riportato al centro del dibattito la figura di Alberto Angela e la sua capacità di trasformare la divulgazione culturale in un evento televisivo capace di catalizzare l’attenzione della prima serata. Dall’altro, però, proprio mentre il pubblico si lasciava trasportare attraverso le stanze della reggia francese seguendo il suo inconfondibile stile narrativo, tornava a farsi insistente un interrogativo che aleggia da mesi sulla sua posizione professionale: com’è possibile che l’erede di Piero Angela, colui che ha raccolto e ampliato un lascito scientifico-editoriale senza eguali nella televisione pubblica, si trovi attualmente in una condizione di stallo contrattuale?

La trasmissione, che ha portato i telespettatori alla scoperta degli intrighi di Luigi XIV e del destino tragico di Maria Antonietta, passando per la Galleria degli Specchi recentemente restaurata e per gli anfratti più segreti della dimora reale, ha ricevuto una valanga di consensi sulla piattaforma RaiPlay e sui social network, dove in molti hanno sottolineato la sensazione di essere “veramente lì”, immersi nella storia. Un plauso unanime che stride, e non poco, con la situazione amministrativa del suo protagonista. Secondo quanto emerso nelle scorse settimane e sollevato anche in Commissione di Vigilanza Rai, il rinnovo formale del rapporto tra il divulgatore e l’azienda non sarebbe stato ancora perfezionato, nonostante il suo volto continui a essere un pilastro del palinsesto e nonostante l’investimento profuso in produzioni complesse come quella dedicata a Versailles, realizzata in collaborazione con l’Établissement public du château.

La questione, che apparentemente potrebbe sembrare una mera pratica burocratica, assume contorni più ampi se inserita nel contesto delle scelte strategiche del servizio pubblico. Il paragone con quanto accaduto in passato ad altri volti di punta della Rai è stato immediato, e l’ombra di casi come quelli di Fabio Fazio o Amadeus, poi transitati verso altre reti, ha cominciato a proiettarsi sulla vicenda di Angela. Alcuni osservatori, infatti, hanno colto l’occasione del successo dello speciale per far notare come la Rai si trovi nella singolare condizione di avere “questo straordinario professionista senza contratto”, una contraddizione che appare tanto più stridente se paragonata ad altri investimenti discussi e ai costi di nuove produzioni. Il nodo, a quanto si apprende, sarebbe legato non solo all’aspetto economico della prestazione del conduttore, ma anche ai budget necessari per sostenere l’impalcatura produttiva dei suoi programmi, viaggi e ricostruzioni storiche comprese.

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