Alberto Angela a Versailles, lo speciale di Ulisse in piano sequenza tra fasti reali e passaggi segreti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina da presa che segue Alberto Angela senza soluzione di continuità, quasi fosse un cortigiano del Seicento al seguito del suo sovrano, attraverso la Galleria degli Specchi e poi su per gli scaloni monumentali, giù per corridoi che conducono ad alcove nascoste, oltre porte che celano gabinetti privati e passaggi riservati alla servitù. Questa sera, lunedì 2 marzo, alle 21.30 su Rai 1, “Ulisse, il piacere della scoperta” propone uno speciale dal Titolo “Versailles in piano sequenza”, un azzardo produttivo di quelli che raramente si vedono in televisione: due ore e venti minuti girati in un unico, lunghissimo piano sequenza, il più esteso mai realizzato per il piccolo schermo a livello mondiale. Niente stacchi, niente montaggio, nessuna seconda camera a cui appoggiarsi; e l’effetto, per chi guarda, è quello di un’immersione totale dentro uno dei luoghi più simbolici e complessi della storia europea, dove la pietra, gli specchi e gli arazzi raccontano ancora oggi l’assolutismo monarchico e i suoi destini incrociati.

L’impresa, realizzata in collaborazione con l’Établissement public du château, du musée et du domaine national de Versailles, non è un semplice virtuosismo tecnico fine a sé stesso, bensì una scelta narrativa precisa: quella di restituire al telespettatore la percezione fisica, quasi tattile, delle dimensioni e della maestosità della reggia. Attraversando le oltre duemila stanze e finestre che compongono il complesso, la telecamera diventa l’occhio del visitatore, ma di un visitatore privilegiato, cui vengono dischiusi ambienti solitamente inaccessibili al pubblico. Si sale così lungo scale che portano ad alcove d’amore, si varcano porte segrete dietro le quali si agitavano desideri e paure, si sbuca in passaggi celati agli sguardi indiscreti dei curiosi, e in questo flusso ininterrotto, la storia smette di essere una successione di date e diventa spazio vissuto.

I volti del potere, dal Re Sole all’ultima regina

All’interno di questo scrigno di pietra dorata, costruito e ampliato per volontà di Luigi XIV, il Re Sole, che da un modesto casino di caccia paterno volle creare un altare alla propria gloria e uno strumento politico per imbrigliare la nobiltà dopo la Fronda, riecheggiano le voci dei suoi protagonisti. Alberto Angela guida lo spettatore attraverso le sale che portano i segni di Luigi XV, il Beneamato, che pure intuì i primi scricchiolii di un mondo destinato a crollare senza però riuscire a porvi rimedio, fino ad arrivare a Luigi XVI e a Maria Antonietta. Ed è proprio la parabola dell’ultima regina di Francia a occupare una parte centrale del percorso narrativo: il racconto segue la sua vicenda umana, dall’arrivo a Versailles a soli quattordici anni, quando fu accolta come un estraneo, un’intrusa, l’austriaca da guardare con sospetto, fino a diventare l’incarnazione di tutti i mali della monarchia, bersaglio di una leggenda nera che ancora oggi in parte ne offusca la complessità.

Le stanze private di Maria Antonietta, recentemente restaurate, mostrano un volto inedito e più sfumato della sovrana, lontano dagli stereotipi della frivolezza sfrenata; e al suo interno emerge il ritratto di una donna che attraversò l’isolamento e la tragedia con una crescente consapevolezza, fino all’epilogo drammatico che tutti conosciamo. In una piccola stanza, il cosiddetto gabinetto Fersen, riaffiora il nome del conte svedese Hans Axel von Fersen, figura avvolta nel mistero del rapporto con la regina, un’amicizia romantica o una passione segreta e consumata? La loro corrispondenza, con frasi come «tutto a te mi guida», lascia aperto l’interrogativo, e lo speciale si sofferma su questi luoghi dell’intimità senza però cedere alla tentazione del pettegolezzo.

La vita quotidiana nel Grand Siècle tra restauri e curiosità

Ma la reggia di Versailles non è soltanto politica, intrighi e scandali a corte: è anche, e forse soprattutto, moda, arte del vivere, teatro quotidiano di un’etichetta rigidissima che Luigi XIV aveva codificato per tenere sotto controllo la nobiltà. Un abito meraviglioso, creato da Milena Canonero per il film “Marie Antoinette” di Sofia Coppola, girato nella reggia vent’anni fa, dialoga idealmente con gli arredi originali all’interno della camera da letto della regina, creando un ponte tra cinema e storia. E poi ci sono i menù dei banchetti di gala e quelli privati, che talvolta il re stesso preparava, le strategie galanti delle favorite ufficiali che si comportavano come vere e proprie sovrane, e i sistemi ingegnosi, per l’epoca, per riscaldare le immense sale durante i rigidi inverni francesi.

Un team di esperti, gli stessi curatori del castello di Versailles, anima il percorso con spiegazioni che spaziano dalla conservazione delle tappezzerie, scampate miracolosamente alla furia distruttiva dei rivoluzionari, ai delicati lavori di restauro che riportano gli ambienti al loro antico splendore. Per la prima volta in televisione, inoltre, è possibile ammirare il nuovo allestimento della Galleria degli Specchi, restituita al suo aspetto originario, così come la vedevano i cortigiani e gli ospiti del Re Sole quando percorrevano quel tunnel di luce e riflessi che doveva abbagliare e soggiogare chiunque vi mettesse piede.

La rivoluzione e la trasformazione in museo nazionale

Il racconto non poteva ignorare il momento in cui quel mondo dorato e apparentemente eterno si infranse contro la realtà della Rivoluzione francese. La reggia sopravvisse materialmente alla caduta della monarchia, ma il suo significato mutò per sempre; e molto tempo dopo il Terrore, fu Luigi Filippo, salito al trono dei francesi, a decidere di trasformare Versailles in un museo dedicato a tutte le glorie di Francia. Tra queste, una figura campeggia su tutte, quella di Napoleone Bonaparte, che pure non abitò mai la reggia ma che ne incarnò, a modo suo, la prosecuzione del mito imperiale. Lo speciale di “Ulisse” sceglie dunque di attraversare i secoli con un unico, fluido movimento di macchina, restituendo la complessità di un luogo che non è mai stato solo architettura, ma teatro del potere, specchio di ambizioni e palcoscenico di cadute, dove l’oro delle cornici si mescola ancora oggi alla memoria del sangue versato.

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