Alberto Angela, il futuro in Rai è un rebus: contratto scaduto e nessun rinnovo, lo speciale su Versailles va in onda tra le polemiche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Tre milioni e sessottomila spettatori, per la precisione, con uno share del 19,6 per cento. Sono i numeri, del resto confortanti, dell’ultima fatica di Alberto Angela, quello “Ulisse – Versailles in piano sequenza” andato in onda lunedì sera su Raiuno e che ha letteralmente incollato davanti allo schermo un pubblico vasto e trasversale, attratto non solo dalla magnificenza della reggia del Re Sole, ma anche e soprattutto dalla sfida tecnica, quasi temeraria, di una narrazione senza rete: due ore e venti minuti di ripresa ininterrotta, senza un taglio, senza un stacco, senza l’ausilio di droni o seconde camere. Una passeggiata felpata tra specchi e giardini, tra vizi privati e pubbliche virtù di sovrani e cortigiani, che ha riportato alla mente di molti quel precedente illustre di Pompei, quando Angela, con la stessa formula, aveva già sperimentato la tensione del “buona la prima”, l’obbligo di non inciampare in un passo falso o in una sbavatura, dovendo poi, in quel caso, ricominciare tutto daccapo. E se il successo di pubblico e di critica, al netto della vittoria nella serata di “Scherzi a parte” su Canale 5 che ha totalizzato il 26 per cento di share, sembrerebbe blindare il rapporto tra il divulgatore e la sua platea, assai meno solido appare invece il suo legame contrattuale con viale Mazzini.
A gettare un’ombra su quella che appare come una delle poche eccellenze indiscutibili del servizio pubblico, infatti, è la cronaca degli ultimi giorni, o meglio delle ultime settimane, che racconta di un rinnovo mai arrivato. La questione, sollevata nelle scorse settimane dal Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai, ha riacceso i riflettori su una pratica, quella dei contratti in scadenza o in attesa di essere rinnovati, che in passato ha già portato alla dolorosa separazione con volti di primo piano come Fabio Fazio. Nel caso di Angela, la paradossalità della situazione emerge con forza se si considera che, mentre lui prosegue il suo lavoro, producendo contenuti di altissimo profilo culturale e con costi di realizzazione tutto sommato contenuti, la Rai ha destinato una cifra ben più consistente – 850mila euro, per la precisione – a un nuovo programma di Tommaso Cerno, una scelta che ha sollevpianto piuttosto qualche sopracciglio tra chi, in azienda e in politica, invoca da tempo spending review e sacrifici.
Il paradosso dei costi e la politica dei tagli
La vicenda, in effetti, assume i contorni di un vero e proprio paradosso gestionale. Da un lato, si ha un conduttore amatissimo, capace di coniugare rigore scientifico e leggerezza comunicativa, che esplora i meandri della storia con la passione di un novello Piero, suo padre, regalando alla rete ammiraglia ascolti solidi e un’immagine di prestigio. Dall’altro, un’azienda che sembra brancolare nel buio, come ha scritto qualcuno, impegnata a rafforzare punti deboli e a indebolire, di fatto, i propri punti di forza, lasciando in una sorta di limbo lavorativo uno dei suoi professionisti più rappresentativi. La polemica, diventata pubblica grazie all’intervento dei pentastellati, ruota proprio attorno a questo confronto: come è possibile, si sono chiesti, che si invochino continui risparmi e ci si trovi nella condizione di avere un volto come Alberto Angela senza un contratto, mentre si spendono cifre importanti per progetti di dubbia utilità e, per giunta, affidati a figure considerate vicine all’esecutivo?
Un silenzio carico di significato e il precedente di Fazio
Dello stesso Angela, in queste ore, non si hanno dichiarazioni pubbliche, un atteggiamento, il suo, peraltro in linea con una consuetudine che lo ha sempre visto restio a commentare le dinamiche interne all’azienda per cui lavora. In passato, anni fa, si era limitato a parlare di un’incertezza di fondo che si respirava in Rai, senza però mai entrare nello specifico di vicende personali o contrattuali. “Del futuro non dico niente”, aveva spiegato allora in un’intervista, “diciamo che sono qui. Posso solo dire che continuerò a fare programmi di qualità”. Parole che oggi, alla luce di questa mancata firma, suonano quasi come un monito, o forse come la consapevolezza che, anche per lui, potrebbero aprirsi scenari diversi. E il timore, tra i suoi affezionati e in molti ambienti del servizio pubblico, è che si possa ripetere quanto accaduto con Fazio: una trattativa infinita, o forse una mancanza di volontà politica nel trattenerlo, che alla fine portò il conduttore ligure ad accettare le lusinghe di Discovery, aprendo una voragine nel palinsesto e nell’audience della domenica sera di Raiuno.
Versailles e il futuro: l’attesa per un annuncio
Nel frattempo, mentre il contratto di Alberto Angela resta un rebus, il pubblico ha potuto godersi quella passeggiata nella storia che è stato lo speciale su Versailles, un’esperienza immersiva che ha riportato in auge il dibattito sulla qualità della televisione pubblica. Lo speciale, va ricordato, era già in produzione e programmato da tempo, e la sua messa in onda nulla toglie e nulla aggiunge alla questione del rinnovo. Anzi, per certi versi, il suo successo rende ancora più stridente l’assenza di una soluzione definitiva. La macchina della Rai, intanto, va avanti: sono già partite le promozioni per la prossima puntata, dedicata al Giappone, a testimonianza di un lavoro che prosegue nonostante le nubi all’orizzonte. Ma fino a quando non arriverà una firma, la sensazione, per chi osserva da fuori, è che si stia giocando una partita pericolosa, dove in palio c’è il futuro di uno degli ultimi grandi comunicatori della cultura italiana.




