Alberto Angela in Rai, un contratto che non c'è mentre si avvicina lo speciale su Versailles
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’assenza di una firma su un documento, in apparenza un dettaglio burocratico, sta trasformandosi in una crepa profonda nel rapporto tra la Rai e quello che è, ormai da anni, il suo volto più autorevole in ambito divulgativo. Alberto Angela, che il pubblico è abituato a vedere in prima serata con i suoi programmi di successo come Ulisse o Stanotte a..., si trova infatti in una condizione paradossale e, a dir poco, precaria: lavora regolarmente per l’azienda di viale Mazzini, ma lo fa senza un contratto rinnovato, una situazione che si protrae ormai da diversi mesi e che getta un'ombra di incertezza su tutti i suoi impegni professionali futuri -1. La notizia, emersa in queste ore, ha assunto i contorni di un vero e proprio caso interno, alimentato non solo dalla rilevanza artistica del conduttore ma anche dalle scelte di programmazione e di spesa dell’azienda, che in questi giorni vede profilarsi all'orizzonte uno speciale di Angela dedicato alla reggia di Versailles, in onda ai primi di marzo, e per il quale, ironia della sorte, il divulgatore è regolarmente in video -1.
Il paradosso di un volto amato e l’ombra delle polemiche politiche
A rendere ancora più spinosa la vicenda, trasformando una questione contrattuale in un potenziale caso politico, ci ha pensato l’intervento del Movimento 5 Stelle. I pentastellati, attraverso una nota indirizzata all’amministratore delegato della Rai, hanno sollevato il caso con toni piuttosto duri, mettendo a confronto la mancanza di un accordo per Angela con un altro investimento dell’azienda, ritenuto dall’opposizione ben meno giustificabile -1. Oggetto del contendere è il compenso destinato al nuovo programma di Tommaso Cerno, una cifra che si aggirerebbe intorno agli 850mila euro e che ha scatenato la reazione del M5S: come è possibile, si chiedono i parlamentari, che si invochi continuamente un risparmio generalizzato e che si lasci in una condizione di precarietà contrattuale un professionista del calibro di Alberto Angela, o si tenga in bilico programmi come quelli di Mario Tozzi, per poi stanziare somme considerevoli per altre produzioni? -8. La domanda, retorica solo in apparenza, mette in luce la contraddizione di una Rai che da un lato tratta i suoi simboli come intercambiabili, rischiando di perderli – e il precedente di Fabio Fazio e di altri volti finiti altrove è lì a ricordarlo – e dall’altro investe su progetti nuovi in un clima di continue proteste sindacali e polemiche -4 -5.
Il silenzio di Angela e l’attesa per Versailles
In questo clima di incertezza e tensioni interne, Alberto Angela continua a lavorare con la professionalità che lo contraddistingue, ma il suo futuro resta un punto interrogativo. Già in passato, il divulgatore aveva parlato dell'aria di instabilità che si respira in azienda, limitandosi a dichiarazioni vaghe sul suo avvenire e preferendo, coerentemente con il suo stile, concentrarsi sul lavoro e sulla qualità dei programmi che realizza -5. Le sue parole di qualche tempo fa, quando affermò che del futuro non avrebbe detto nulla, se non che sarebbe stato lì a fare programmi di qualità, suonano oggi quasi profetiche di una situazione che si è fatta via via più complessa -1. Mentre in Rai si discute di cifre e di rinnovi, si attende la messa in onda dello speciale su Versailles, un appuntamento che, al di là delle polemiche, conferma la centralità di Angela nella proposta culturale della televisione pubblica, anche in assenza di quella sicurezza contrattuale che sarebbe logico aspettarsi per una figura della sua statura.




