Bayern-Real e quel calcio che la serie A non può (ancora) raccontare
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Redazione Sport
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C’è stato un momento, nella notte europea, in cui il cronista ha smesso di prendere appunti. Non per mancanza di materiale, intendiamoci, anzi: il diluvio di gol, ribaltamenti e miracoli (o disastri, dipende dai piedi di chi li guarda) si è semplicemente mangiato la penna. Il 4-3 dell’Allianz Arena tra Bayern Monaco e Real Madrid, valido per il ritorno dei quarti di finale di Champions League 2025/26, è stato uno di quei match che non hai bisogno di ricordare: ti si piantano negli occhi, come un replay infinito che giri a vuoto mentre provi a giustificare l’ingiustificabile. E cioè: come si fa, dopo una roba del genere, a tornare a guardare uno striminzito 1-0 domenicale?
Un primo tempo da film di Tarantino, senza scene tagliate
La partita è finita 4-3 per i bavaresi, ma il tabellino, in questo caso, mente per difetto. Perché il risultato aggregato (6-4 totale per il Bayern) non racconta il caos sublime dei primi quarantacinque minuti, quando cinque dei sette gol complessivi sono piovuti come in un videogioco senza difese. L’inizio, per esempio, ha del grottesco se lo guardi con gli occhi del purista: trentadue secondi, Manuel Neuer – sì, proprio lui, il monumento – che sbaglia un appoggio banale coi piedi e regala la palla ad Arda Güler. Il turco, che non si fa pregare, insacca a porta vuota col mancino e ribalta subito l’equilibrio virtuale dell’andata (finita 2-1 per il Bayern). Da lì in poi, è stato un susseguirsi di botta e risposta: Aleksandar Pavlovic, Harry Kane (che invecchia come il vino, se è permessa la metafora enologica), Luis Diaz e Michael Olise da una parte; la doppietta di Güler e un lampo di Kylian Mbappé dall’altra.
Le pagelle nascoste nel rumore dei social
Sui social, nel frattempo, il dibattito si è incendiato con una violenza quasi dialettica. “Altro che serie A, questo sì che è calcio” – hanno scritto in molti, accompagnando il commento con gli occhi a cuore e i gif di esplosioni. C’è persino chi, con un cinismo che fa sorridere, ha chiesto alla piattaforme di trasmettere in loop Bayern-Real per tutto il fine settimana, al posto della 32ª giornata di campionato. Al di là della provocazione, quello che emerge è un dato di fatto secco: il divario spettacolare tra certe partite europee e i big match nostrani, spesso decisi da episodi o da gare contratte. Nel mirino degli utenti, in particolare, sono finite le prestazioni di due giocatori del Real: il portiere Lunin e il centrocampista Camavinga, definiti senza troppi giri di parole “un orrore” tattico e tecnico. Dalla parte opposta, invece, hanno strappato applausi virtuali Joshua Kimmich (definito “gigante”) e lo stesso Kane, mentre Güler, nonostante la sconfitta, è stato acclamato come “stellare”.
L’addio del Real e la gestione Arbeloa
Il Real Madrid, va ricordato, era guidato in panchina da Álvaro Arbeloa, mentre dall’altra parte Vincent Kompany ha orchestrato la sua creatura con una maturità che pochi gli avrebbero riconosciuto all’inizio della stagione. Per i madrileni, l’eliminazione arriva con un pesante 4-3 nella gara secca dell’Allianz Arena, che sommato all’1-2 dell’andata fa 4-6 complessivo. Un’uscita di scena che brucia, soprattutto per come è maturata: non su un errore arbitrale o su un episodio sfortunato, ma su una partita persa a viso aperto, giocando male in difesa e benissimo a tratti in attacco. La doppietta di Güler, per esempio, è stata una scheggia impazzita in un mare di imprecisioni; il gol di Mbappé, una fiammata in un deserto di pressione sbagliata.
Il weekend di serie A nel mirino, tra nostalgia e rimpianto
E adesso, con ancora negli occhi quelle immagini – Kane che protegge palla come un veterano, Kimmich che corre dieci chilometri senza sudare, Olise che inventa l’angolo giusto – il tifoso medio italiano si prepara al weekend con la sensazione di dover sorbire un brodo annacquato dopo aver bevuto un vino d’annata. Non è solo questione di gol, ma di ritmo, di errori che diventano spettacolo, di rimonte che non ti aspetti. I social, in questo, fanno da cassa di risonanza perfetta: amplificano il lamento, ma anche una certa invidia sportiva. Nessuno mette in dubbio la solidità tattica delle nostre squadre, ma lo spettacolo puro – quello che ti tiene incollato alla poltrona anche a risultato compromesso – resta, per ora, un’esclusiva delle notti europee come quella di Monaco di Baviera.




