Il buio totale sull'Iraq e l'appello di Macron: "Netanyahu, niente offensiva di terra"
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Redazione Esteri
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L'intero territorio iracheno è piombato in un blackout totale, con la rete elettrica nazionale che, come confermato dal ministero dell'Elettricità di Baghdad, ha subito un collasso completo in tutte le province, gettando nell'oscurità e nell'incertezza milioni di cittadini mentre le autorità locali brancolano nel buio, metaforicamente e non, per comprendere l'esatta dinamica del disservizio. Le prime ricostruzioni, infatti, sembrerebbero escludere la matrice ostile, con fonti della polizia di Salah Al Din che hanno prontamente smentito voci insistenti circa un attacco mirato alla centrale di Baiji, parlando piuttosto di un guasto tecnico. La crisi energetica, che ha messo in ginocchio il paese, si inserisce però in un clima di tensione regionale esacerbato, tanto che l'ambasciata statunitense a Baghdad ha diramato un'avvertenza urgente e senza precedenti, invitando tutti i cittadini americani ancora presenti sul suolo iracheno a lasciare immediatamente il paese non appena le condizioni di sicurezza lo consentano, raccomandando a chi non potesse farsi trovare impreparato di fare scorte di viveri e rifugiarsi in luoghi protetti.
Nel vortice degli eventi che stanno infiammando il Medio Oriente, si colloca la telefonata del presidente francese Emmanuel Macron, il quale, dopo mesi di gelo nei rapporti con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, ha ripreso il filo del dialogo per lanciare un monito chiaro e diretto. Dall’Eliseo fanno sapere che il capo dello Stato ha esortato Netanyahu a preservare l'integrità territoriale libanese, chiedendo con forza di desistere dall’ipotesi di un’offensiva di terra in Libano, mentre le truppe israeliane avrebbero già spinto i loro movimenti in alcuni villaggi di confine nel sud del paese. Macron, che ha contattato anche il presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam, ha ribadito come la strategia dell'escalation voluta da Hezbollah – dal quale pretende la cessazione immediata degli attacchi contro Israele – rappresenti un errore colossale, tale da mettere a repentaglio la stabilità dell'intera regione.
Sul fronte orientale, intanto, la guerra tra Israele e Iran prosegue senza sosta, con l'esercito israeliano che ha rivendicato nuove ondate di attacchi contro quelli che definisce centri di comando del regime terrorista nella capitale Teheran, colpendo – stando a quanto dichiarato da fonti militari – siti riconducibili alla sicurezza interna e ai paramilitari Basij. Una situazione che ha ripercussioni a catena, con il ministero dell'Elettricità iracheno che brancola nella ricerca delle cause del blackout, mentre l'ipotesi di un sabotaggio legato alle tensioni in corso, sebbene smentita per quanto riguarda la centrale di Baiji, aleggia come uno spettro su Baghdad e dintorni, complice anche l'abbattimento di un drone nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale avvenuto nelle stesse ore.
Il nodo libanese e l’asse delle comunicazioni
La chiamata di Macron a Netanyahu non è un episodio isolato, bensì il tentativo – portato avanti dalla diplomazia francese, storicamente legata al Libano – di creare un argine a un conflitto che rischia di allargarsi ulteriormente. Il presidente francese, nel suo messaggio pubblicato su X, ha sottolineato con forza la necessità impellente che Hezbollah ponga fine ai suoi attacchi, definendo l'attuale deriva bellica come un errore madornale che amplifica i pericoli per tutti gli attori coinvolti. Nel corso dei colloqui, che hanno toccato anche i nodi irrisolti della politica interna libanese, Macron ha espresso la più viva preoccupazione per le sorti del paese dei cedri, chiedendo a tutte le parti di esercitare massima moderazione. Una richiesta, quella di evitare l'invasione di terra, che arriva mentre le Forze di Difesa israeliane continuano a colpire obiettivi in territorio libanese in risposta ai razzi lanciati dalla milizia sciita, alimentando un circolo vizioso di violenza che sembra non trovare requie.
Baghdad al buio tra guasti tecnici e ombre di guerra
Mentre la diplomazia internazionale lavora per scongiurare il peggio, la popolazione irachena fa i conti con il buio fitto e l'incertezza. Il ministero dell'Elettricità locale ha avviato accertamenti per stabilire le cause del collasso della rete, un evento che ha paralizzato il paese e che, secondo quanto riportato da alcuni media, sarebbe da ricondurre a un incidente tecnico legato a un crollo delle forniture di gas alla centrale di Rumaila, nella provincia di Bassora, con una conseguente perdita improvvisa di potenza che avrebbe innescato l'effetto domino sulle linee di trasmissione. Le autorità irachenhe, nel frattempo, hanno fatto appello ai cittadini affinché non prestino ascolto a voci malevole e si affidino esclusivamente ai canali ufficiali per ricevere aggiornamenti, mentre gli occhi di tutti sono puntati sul conflitto in corso tra Israele e Iran, dal quale potrebbe dipendere un'ulteriore escalation nella regione, con ripercussioni che, come dimostra il blackout, possono essere immediate e devastanti.




