La terza pole di Antonelli a Miami, come Senna e Schumacher: «Dedicata ad Alex Zanardi»
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Redazione Sport
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Il circuito di Miami, con il suo calore umido che avvolge le tribune come una coperta di velluto pesante, è stato il teatro di una scrittura storica. Andrea Kimi Antonelli, il diciannovenne di Bologna che guida con una maturità impressionante per la sua età, ha firmato la terza pole position consecutiva dopo quelle conquistate a Shanghai e Suzuka, un’impresa che nella galleria dei ricordi di questo sport apparteneva soltanto ad Ayrton Senna e a Michael Schumacher. Il tempo di 1:27.798, scolpito nella Q3, non è stato soltanto un giro secco o il prodotto di una vettura semplicemente superiore; è stata la risposta chirurgica, quasi furiosa, a una mattinata che il pilota della Mercedes avrebbe preferito dimenticare. «Questa è per Alex Zanardi», ha dichiarato a caldo, dedicando il risultato al campione italiano che da decenni incarna la resilienza più pura.
Il pomeriggio della rivalsa dopo la Sprint maledetta
Se nella qualifica Antonelli è stato un rapinatore di decimi, nella Sprint – la corsa breve di trenta minuti andata in scena poche ore prima – il suo atteggiamento era parso quello di un leone rinchiuso in una gabbia troppo stretta. Partito dalla prima fila, il giovane ha subito pagato un avvio contratto, collezionando poi una serie di errori sui cordoli che gli sono costati quattro track limits. Una penalità di cinque secondi, inflitta senza appello dai commissari, lo ha declassato dal quarto al sesto posto finale, cancellando di fatto la parziale rimonta su una pista dove Lando Norris (vincitore della Sprint) e Oscar Piastri avevano invece celebrato una doppietta per la McLaren. Quell’arrabbiatura trattenuta, che si leggeva nei suoi occhi mentre usciva dall’abitacolo, si è trasformata nella sessione decisiva in una forma di disciplina quasi ossessiva.
Un duello al vertice con i specialisti del giro secco
Nella lotta per la pole, Antonelli ha dovuto vedersela con due avversari che sulla distanza di un singolo giro sanno essere letali: Max Verstappen, che domani scatterà al suo fianco in prima fila, e Charles Leclerc, l’enfant prodige della Ferrari cresciuto e divenuto ormai un veterano delle qualifiche. Il bolognese li ha battuti sul filo della perfezione tecnica, sfruttando ogni centimetro di asfalto senza mai oltrepassare quel limite bianco che lo aveva tradito poche ore prima. La Mercedes, dopo aver visto la McLaren dominare la Sprint, ha rimesso le cose in ordine nella sessione che conta, dimostrando come il “ribaltone” annunciato da alcuni osservatori fosse quantomeno prematuro. Alle spalle del terzetto di testa, si sono piazzati George Russell (quinto sull’altra Mercedes) e Lewis Hamilton, sesto, a completare una griglia che promette scintille.
Numeri da leggenda e un pensiero privato
Tre pole consecutive alla terza gara della carriera: nessuno, prima di Antonelli nell’era moderna, era riuscito a eguagliare certi ritmi se non campioni del calibro di Senna e Schumacher. Il riferimento a Zanardi, poi, non è stato un semplice omaggio di circostanza: è il filo che lega due storie italiane fatte di velocità, incidenti e rinascite, anche se i dettagli della cronaca nera – come i drammatici schianti di Zanardi – restano materia per altri resoconti giudiziari o biografici. Ora l’attenzione si sposta sulla gara, sulla gestione delle gomme e su una partenza che Antonelli dovrà gestire senza ripetere gli errori della Sprint. Il ragazzo che ha preso per mano la Mercedes ha imparato la lezione in poche ore: a Miami, il caldo non cuoce solo l’asfalto, ma anche le ambizioni.
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