Pam, intimidazioni ai dipendenti: "Siamo identificati con l'azienda"
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Redazione Interno
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La tensione attorno al cosiddetto 'test del carrello', una pratica di controllo a sorpresa che sta sollevando aspre polemiche nel settore della grande distribuzione, non accenna a placarsi, anzi, secondo quanto denunciato dalla Fisascat Cisl di Siena, sta producendo conseguenze dirette e preoccupanti sulla vita dei lavoratori. Mentre il caso, nato dal licenziamento di alcuni dipendenti, assume una dimensione nazionale, l'attenzione si sposta ora sulle condizioni di chi, all'interno del punto vendita Pam Panorama di Porta Siena, si trova in prima linea a gestire le ripercussioni di una vicenda che ha oltrepassato i confini aziendali. Marco Brogi, segretario generale del sindacato, descrive un clima sempre più pesante e difficile da sopportare per coloro che sono impiegati nel negozio, i quali, loro malgrado, stanno diventando il bersaglio di un malcontento che dovrebbe essere indirizzato altrove.
Telefonate e pressioni verbali alle casse
“Il problema, di fondo, è che si identifica la Pam con i lavoratori del punto vendita”, spiega Marco Brogi, tratteggiando un meccanismo di ritorsione che colpisce le persone sbagliate. A Porta Siena, infatti, nei giorni più recenti, i dipendenti si troverebbero a dover affrontare telefonate e intimidazioni verbali proprio mentre sono al loro posto di lavoro, alle casse. Queste pressioni, che si aggiungono al già delicato contesto creatosi dopo i licenziamenti, stanno minando la serenità operativa e la stessa vivibilità dell'ambiente per chi, semplicemente, sta svolgendo il proprio lavoro. Una situazione che rischia di creare un cortocircuito pericoloso, dove il confine tra la protesta verso le scelte aziendali e l’aggressione verbale verso i singoli individui diventa pericolosamente labile.
Il test a sorpresa e i licenziamenti
Lo strumento al centro della bufera è un test interno, utilizzato in alcune catene, che viene percepito dai dipendenti come il più temuto in assoluto. Non si tratta di un colloquio programmato o di una verifica di routine, bensì di un controllo improvviso effettuato da un finto cliente, incaricato dall'azienda per valutare la qualità del servizio e l'affidabilità del personale. La procedura, che si svolge all'insaputa del lavoratore, può portare, come nel caso di Fabio Giomi, il sessantaduenne licenziato in tronco proprio dal supermercato di Porta Siena, al recesso del contratto. Una metodologia che i sindacati contestano con forza, giudicandola un modo arbitrario per giustificare esuberi e ridurre il personale.
La mobilitazione e le solidarietà politiche
La risposta dei lavoratori e delle loro rappresentanze non si è fatta attendere, trasformandosi in una mobilitazione che chiede il reintegro dei colleghi licenziati e la difesa di numerosi posti di lavoro, come presso il punto vendita Pam Panorama del centro commerciale I Gigli. La protesta, che ha incluso uno sciopero e un presidio, ha raccolto solidarietà da parte del Partito Democratico di Siena, il quale ha definito "inaccettabile" quanto sta avvenendo. La pressione sull'azienda, dunque, cresce su più fronti, con le richieste di un intervento istituzionale che si fanno via via più insistenti, mentre la vicenda continua a scuotere il mondo del lavoro.
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