Pam, il mobbing per licenziamenti
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Redazione Interno
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È davvero una brutta storia, una di quelle che ci illudevamo di non dover più raccontare perché ormai archeologia, appartenente a un’epoca in cui sfruttamento e angherie erano “normali” nelle relazioni tra padrone e dipendente. E invece, contro ogni aspettativa, scopriamo che relazioni di questo tipo sono “normali” anche nell’Italia del 2025, all’interno di una catena di supermercati dal marchio famoso come Pam Panorama. L’azienda, stando a quanto emerge, da qualche mese avrebbe attuato una strategia precisa per “liberarsi” di lavoratori e lavoratrici onerosi, che vantano un contratto di lavoro a tempo indeterminato e una considerevole anzianità di servizio, ma che vengono ritenuti poco produttivi, specialmente quando sono titolari di permessi ex legge 104 per assistere un familiare portatore di disabilità. Una metodologia che, al di là delle singole azioni, delinea una condotta sistematica volta a erodere i diritti più consolidati.
Il caso del test del carrello
Tra le vicende che hanno sollevato allarme, spicca quella di un cassiere al quale è stato recapitato un licenziamento a seguito di quello che è stato definito “il test del carrello”. Un ispettore interno, che si fingeva un cliente, aveva nascosto della merce rubata in una confezione di birre; l’impiegato, ovviamente, non si era accorto del furto architettato ad arte, trovandosi così, da un giorno all’altro, senza lavoro. “Mi trovo senza lavoro all'improvviso”, ha raccontato il dipendente, la cui esperienza personale è emersa in occasione di un presidio organizzato dal sindacato. Questa pratica, che appare come una trappola deliberata, rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali si concretizzano le politiche aziendali, lasciando i singoli in uno stato di profonda incertezza.
La chiusura dello store de I Gigli
Parallelamente, Pam Panorama ha confermato la decisione di chiudere il negozio situato all’interno del centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, con la scadenza fissata al 31 dicembre. Tale chiusura, che riguarda un punto vendita già precedentemente ridimensionato, comporterà inevitabilmente l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per tutti i 45 lavoratori che vi sono impiegati. La conferma ufficiale è emersa nel corso di un incontro, tenutosi a Firenze, al quale hanno partecipato i rappresentanti della Regione Toscana, l’azienda stessa e i sindacati, i quali si trovano ora a dover gestire le conseguenze di una scelta che priva un intero gruppo di persone del proprio posto di lavoro.
La mobilitazione sindacale
La risposta a queste dinamiche non si è fatta attendere, trasformandosi in una serie di proteste concrete che hanno portato i lavoratori “in strada”. A Siena, per esempio, la Cgil ha organizzato un presidio con flash mob davanti al centro commerciale Porta Siena, una mobilitazione nata per protestare contro i licenziamenti e i provvedimenti disciplinari adottati dall'azienda nelle ultime settimane. Al centro di questa vertenza locale c’è il caso di un altro dipendente, un 62enne che vive a Poggibonsi, la cui situazione personale è diventata il simbolo di una battaglia più ampia. Queste azioni di protesta, se da un lato testimoniano il malcontento, dall’altro evidenziano la percezione di un clima sempre più ostile nei confronti dei diritti dei lavoratori.




