Pam non revoca i licenziamenti per il 'test del finto cliente'

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vertenza tra Pam Panorama e le organizzazioni sindacali, dopo l’incontro odierno a Roma, conosce una svolta che lascia poco spazio al dialogo, poiché l’azienda ha confermato in maniera irrevocabile i provvedimenti disciplinari nei confronti dei cassieri che non hanno superato la prova, definita ‘test del carrello’ o ‘test del finto cliente’, la quale consiste in una simulazione nella quale ispettori interni, celando alcuni articoli per non pagarli, mettono alla prova l’attenzione degli addetti alle casse. Una metodologia, questa, che i sindacati contestano con forza, sottolineando come essa non trovi alcun fondamento all’interno dello Statuto dei Lavoratori, il quale non prevederebbe simili pratiche investigative.

Il meccanismo della prova contestata

Il fulcro della controversia risiede proprio nella natura di questo espediente, messo in atto dagli ispettori aziendali i quali, fingendosi clienti, nascondono deliberatamente della merce all’interno del proprio carrello, con l’obiettivo palese di saggiare la diligenza e la prontezza del cassiere nell’accorgersi della merce non registrata. Qualora il dipendente, come accaduto in una decina di casi sul territorio nazionale, tre dei quali in Toscana, non rilevi l’anomalia, incorre in una procedura che, nella visione di Pam, giustifica il licenziamento per mancata tutela del patrimonio aziendale, senza che sia contemplata, come emerso dal confronto, la possibilità di convertire la sanzione massima in una di minore gravità.

La posizione irrevocabile della grande distribuzione

Dal faccia a faccia romano, che aveva un carattere nazionale data la presenza sul tavolo di una ventina di provvedimenti analoghi anche nella capitale, non è scaturita alcuna apertura negoziale da parte della multinazionale, la quale ha ribadito la propria intenzione di non ritirare i licenziamenti, compresi quelli che coinvolgono tre storici dipendenti toscani, due di Livorno e uno di Siena. L’azienda, oltre a negare la revoca degli atti, ha altresì comunicato la volontà di proseguire con l’applicazione di tali test, segnando di fatto una linea dura e lasciando intendere di voler procedere per la propria strada, nonostante le proteste sindacali.

La reazione e le prospettive del conflitto

La reazione delle rappresentanze dei lavoratori non si è fatta attendere, con Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil che ha parlato esplicitamente di una scelta aziendale di andare “verso il conflitto”, dichiarando la piena disponibilità alla mobilitazione da parte delle sigle sindacali. La situazione appare dunque destinata a un inasprimento, con le parti che sembrano aver esaurito, almeno per il momento, gli spazi per una soluzione conciliativa, mentre rimangono in sospeso le sorti professionali dei cassieri coinvolti, i quali si trovano a dover fronteggiare una misura estremamente severa per una mancanza rilevata attraverso una procedura il cui stesso inquadramento giuridico è oggetto di forte disputa.

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