Angoscia e solitudine, l'altra faccia delle feste di Natale
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Redazione Interno
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Nei giorni di Natale, quando sembra scontato, e quasi imposto, "essere felici a tutti i costi", chi è vulnerabile a livello emotivo può invece trovarsi a vivere un momento particolarmente complesso, segnato da angoscia, solitudine e sofferenze profonde. Una condizione che, come sottolinea la psicologa Martina Segatta, non deve essere ignorata o vissuta con vergogna, perché proprio questa fase difficile può trasformarsi, paradossalmente, in un periodo di resilienza e in una preziosa occasione per chiedere aiuto e cercare ascolto. "Non bisogna aver paura di chiedere aiuto", è il messaggio chiaro della professionista, che invita a riconoscere il proprio disagio senza timori, indicando nella richiesta di sostegno il primo passo fondamentale da compiere quando ci si trova in difficoltà.
Telefono Amico: l'ascolto senza giudizio che non si ferma a Natale
Proprio per offrire questo spazio di ascolto incondizionato, la rete di volontari di Telefono Amico Italia, attiva da ventitré centri sparsi per il paese, non interrompe il suo servizio neppure durante le festività. Anzi, poiché il Natale è riconosciuto come uno dei momenti più critici per chi soffre, l'organizzazione ha predisposto un servizio ininterrotto, un ascolto no-stop che dalle nove del 24 dicembre proseguirà fino a mezzanotte del 26, garantendo una presenza costante a chi si sente solo o ha un urgente bisogno di supporto emotivo. La loro missione, semplice ma cruciale, si basa sull'ascoltare senza mai giudicare, lasciando parlare liberamente chi, in quel preciso istante, ha soprattutto bisogno di non sentirsi abbandonato a se stesso.
L'aumento delle fragilità e la costante presenza di Telefono Azzurro
Un bisogno che, stando alle testimonianze dei volontari stessi, è drammaticamente cresciuto negli ultimi anni. Fiorenzo Poier, uno dei volontari trentini, osserva come il numero delle chiamate sia "esploso" dopo la pandemia, riflettendo quello che definisce "un disagio sociale, disagio individuale, disagio psicologico" di ampia portata. "Le fragilità delle persone sono assolutamente aumentate", spiega, descrivendo un panorama in cui le feste accentua-no ulteriormente stati d'animo già critici. Allo stesso modo, non si ferma neanche a Natale la storica realtà di Telefono Azzurro, fondata dal neuropsichiatra infantile Ernesto Caffo, che garantisce la piena operatività delle sue linee dedicate a bambini e adolescenti 24 ore su 24, sette giorni su sette. L'organizzazione, da decenni impegnata nella difesa e nella promozione dei diritti dei più giovani, mantiene la sua promessa di offrire ascolto, vicinanza e il supporto di professionisti qualificati anche nel giorno di festa, a chi vive momenti di disagio, fragilità, paura o solitudine, ricordando come purtroppo, per alcuni, il rischio possa nascondersi perfino "sotto l’albero".
La richiesta d'aiuto come atto di forza
In un contesto sociale che a volte stenta a riconoscere la complessità del malessere psichico, specialmente in periodi dedicati ufficialmente alla gioia e alla condivisione, l'esistenza e la perseveranza di questi servizi rappresentano un presidio fondamentale. Essi incarnano concretamente il principio per cui chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma anzi, costituisce un atto di consapevolezza e di forza. Ascoltare e farsi ascoltare divengono così gesti di resistenza contro l'isolamento, interrompendo il circolo vizioso della solitudine che tende a stringersi proprio quando il mondo esterno sembra immerso nei festeggiamenti. Le parole della psicologa e la silenziosa opera dei volontari convergono dunque nello stesso monito: di fronte all'angoscia, la via d'uscita non è il ripiegamento in sé stessi, ma la connessione, seppur telefonica e anonima, con un altro essere umano disposto a tendere l'orecchio.




