Martina Oppelli denunciò l’Asugi per tortura prima del suicidio assistito in Svizzera

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Prima di recarsi in Svizzera per porre fine alla propria vita attraverso il suicidio medicalmente assistito, Martina Oppelli, la donna triestina di 50 anni affetta da sclerosi multipla da vent’anni, aveva formalmente accusato l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) di tortura e rifiuto di atti d’ufficio. La denuncia-querela, depositata tramite la procuratrice speciale Filomena Gallo – avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – è stata resa pubblica oggi da Marco Cappato, tesoriere dell’associazione e rappresentante legale di Soccorso Civile, durante una conferenza stampa a Trieste.

L’Asugi, secondo quanto sostenuto dalla Oppelli, aveva negato per tre volte la sua richiesta di accedere alla procedura di suicidio assistito in Italia, costringendola a rivolgersi a una struttura svizzera. «La Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto tutto il possibile per ostacolare il diritto di scelta delle persone», ha dichiarato Cappato, sottolineando come il caso sollevi interrogativi sull’applicazione della legge sul fine vita. Il governatore Massimiliano Fedriga, da parte sua, aveva precedentemente sostenuto che su temi così delicati «non si deve legiferare sull’emotività del momento, ma sulla razionalità».

Oltre alle questioni legali, sono emerse anche le ultime volontà di Martina Oppelli, raccontate da Matteo D’Angelo: un funerale in cui tutti i partecipanti avrebbero dovuto indossare abiti fucsia, senza fiori ma con alcol, e con la canzone La vita con te di Max Pezzali come colonna sonora. «Se lo stesso cantante potesse essere presente, sarebbe perfetto», aveva detto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.