La Casa del Made in Italy apre a Milano, mentre Mido fotografa un settore in trasformazione
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Redazione Economia
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In un contesto internazionale che pone nuove sfide, la prima Casa del Made in Italy ha inaugurato i suoi spazi permanenti in Fiera Milano, in occasione dell'apertura di Mido 2026, il salone mondiale dell'occhialeria che proseguirà fino al 2 ottobre. Alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del presidente di Confindustria Emanuele Orsini e delle altre massime cariche di Fondazione Fiera Milano e della manifestazione, è stato dato un segnale concreto di supporto al sistema produttivo nazionale. L'iniziativa, come sottolineato dal presidente Giovanni Bozzetti, si configurerà come un "presidio permanente" per aziende e investitori, operativo durante tutti gli eventi fieristici milanesi, con l'obiettivo di valorizzare l'eccellenza italiana in un hub globale.
Le tendenze e il potere dell'accessorio cult
L'evento milanese, gremito da visitatori professionali e buyer provenienti da tutto il mondo, si conferma non solo vetrina commerciale per oltre milleduecento espositori ma anche termometro delle tendenze e dei fenomeni sociali. Il potere dell'occhiale come accessorio iconico, capace di influenzare il mercato, è stato recentemente dimostrato da un episodio che ha visto protagonista il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, un suo commento ironico sugli occhiali da aviatore blu indossati dal presidente francese Emmanuel Macron – portati per coprire un'emorragia oculare – ha trasformato quel modello in un oggetto del desiderio. Il prodotto della maison francese Henry Jullien, diventato un meme virale, ha registrato un picco di richieste tale da far collassare il sito e-commerce dell'azienda, evidenziando l'imprevedibile intersezione tra politica, cronaca e moda.
Il quadro economico tra dazi e nuove rotte
La vitalità creativa e mediatica del settore, tuttavia, deve fare i conti con una congiuntura economica complessa, come emerso dai dati presentati alla fiera. L'industria italiana, che esporta circa il novanta per cento della sua produzione, ha subito gli effetti delle politiche doganali americane degli ultimi dodici mesi, le quali hanno provocato una contrazione del venticinque per cento e mezzo negli scambi con gli Stati Uniti, suo mercato di riferimento. Un dato significativo, che ha imposto una riflessione sulla diversificazione commerciale. Nonostante ciò, la solidità del comparto non è stata intaccata, trovando un fondamentale contrappeso nella vigorosa ripresa della domanda europea, trainata in particolare da nazioni come la Francia e la Germania, le quali hanno compensato, almeno in parte, le difficoltà d'oltreoceano.
Una piattaforma per il futuro
La coincidenza temporale tra l'avvio di Mido e l'apertura della Casa del Made in Italy delinea così una strategia articolata. Da un lato, la fiera funge da indispensabile osservatorio sulle dinamiche globali e da catalizzatore per gli affari; dall'altro, la nuova "casa" si propone come infrastruttura stabile di promozione e supporto, un punto di riferimento fisico per attrarre capitali e consolidare l'immagine del brand Italia nel mondo. Un binomio che mira a coniugare la reattività alle fluttuazioni del mercato con una progettualità di lungo periodo, in un momento in cui le aziende devono navigare tra ostacoli protezionistici e opportunità generate da trend spesso effimeri ma potenti.
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