La via crucis del papa dall’altra parte del mondo, mentre in Iran restano i segni del raid e Balogun incanta il Monaco

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà il pontefice in persona, e non un suo delegato, a portare fisicamente la croce lungo le quattordici stazioni del Colosseo, in una diretta streaming che trasformerà quel rito quaresimale – tradizionalmente affidato a voci e volti diversi ogni anno – in un gesto di forte presa diretta. L’annuncio, piovuto a sorpresa negli uffici vaticani, ha riacceso i riflettori su una celebrazione che ripercorre il calvario di Gesù verso il Golgota; e proprio mentre Roma si prepara a ricevere quelle immagini, dall’altra parte del globo il racconto della domenica di passione si mescola a tutt’altra carneficina. Perché se il papa abbraccia il legno della sofferenza simbolica, nella provincia iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad il legno dei rottami di un velivolo militare racconta ancora di un salvataggio – quello del pilota statunitense – e di un campo di battaglia che non ha finito di sanguinare.

L’operazione oltre lo Stretto, i numeri del raid e il pilota tirato fuori dalle macerie

L’incursione, inserita in una vasta operazione militare americana che la nuova amministrazione Trump – tornata alla Casa Bianca – non ha rivendicato con proclami ma nemmeno smentito, ha lasciato sul terreno un bilancio provvisorio di nove morti e otto feriti. Fonti locali, raccolte da agenzie che battono la regione a rischio, parlano di un attacco mirato a neutralizzare una postazione avanzata; eppure, tra le macerie di quel compound semi-distrutto, il recupero del pilota – vivo e almeno in apparenza cosciente – ha funzionato come una sorta di cruna dell’ago attraverso cui l’intera operazione ha potuto cambiare di segno. Non una semplice azione di ritorsione, insomma, ma un’estrazione ad alta quota: gli elicotteri da combattimento hanno coperto la ritirata mentre i team di terra trascinavano fuori l’aviatore, il cui velivolo era finito giù dopo un guasto o un colpo di mano (le intercettazioni rimangono in questo senso ambigue). Nessuna esibizione di trofei bellici, però; gli iraniani, dal canto loro, hanno già cominciato a filmare i resti del convoglio colpito, in una guerra asimmetrica che si combatte anche a colpi di pixel.

Il pallonetto che vale la Champions: Balogun, l’interista mancato che stregò il Monaco

Dalla polvere del Medio Oriente a un prato impeccabile, quello del Louis II, dove un attaccante della nazionale statunitense – Folarin Balogun – ha deciso il derby della Costa Azzurra con un gesto da premio Puskas. Lo voleva l’Inter, la scorsa estate, quando i dirigenti nerazzurri lo avevano cercato per dare profondità all’attacco; lui, invece, ha scelto il Monaco, e ieri sera ha ripagato quella fiducia con un pallonetto che ha lasciato immobile il portiere dell’Olympique Marsiglia. Il video, già virale, lo mostra mentre controlla di tacco, si volta e solleva il pallone con una dolcezza quasi crudele; il risultato è un pareggio in classifica – i monegaschi agganciano proprio l’OM al quarto posto – ma soprattutto un biglietto per la prossima Champions League che profuma di rivincita personale. Balogun, guarda caso, non ha mai nascosto un certo fastidio per le occasioni mancate in Italia; e questo gol, sospeso tra acrobazia e calcolo, sembra la sua risposta più elegante a chi lo dava per incompiuto.

Lily Rowland e Yamal, il gossip che non chiede conferme (e forse è meglio così)

E mentre il pallone rotola ancora tra le gambe dei campioni, altrove impazza un sussurro diverso: da settimane, i tabloid inglesi e spagnoli rincorrono l’ombra di Lily Rowland, modella di Londra con un seguito da popstar, accanto a Lamine Yamal, il fuoriclasse spagnolo che non ha ancora compiuto diciassette anni ma già trascina la nazionale. Nessuno dei due ha mai confermato né smentito, eppure i “rumors” – come li chiamano adesso gli aggregatori – sono lievitati a macchia d’olio: una storia cancellata su Instagram, un like lasciato chissà dove, un volo coincidente verso Barcellona. La Rowland, bionda e abituata a posare per marchi di lusso, non ha rilasciato dichiarazioni; Yamal, dal canto suo, si è limitato a sorridere dietro lo schermo di un intervista post-partita, lasciando intendere tutto e niente. Così il racconto si regge su ciò che non si vede – una fiamma presunta, un’assenza di smentite – e forse è proprio questo il suo sale: non avere né prove né epilogo, almeno per ora.

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