Iran, il conto salato del salvataggio: oltre 4 miliardi di dollari di perdite per gli Usa sul campo di battaglia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’operazione messa a punto per strappare il secondo pilota dell’F-15E abbattuto in territorio iraniano – una missione che il presidente Trump ha definito tra le “più audaci” mai condotte – ha lasciato sul campo di battaglia un bilancio economico pesantissimo, destinato a pesare negli annali militari ben oltre il successo tattico del recupero. Se da un lato il salvataggio del militare, sopravvissuto aggrappandosi a una sporgenza rocciosa mentre i cacciatori di taglie armati si avvicinavano, rappresenta una vittoria indiscutibile per i reparti speciali a stelle e strisce, dall’altro il costo materiale dell’impresa è talmente alto da far impallidire qualsiasi rapporto costi-benefici: secondo le stime fornite da fonti ufficiali e dalla stampa internazionale, il valore complessivo degli apparecchi danneggiati o distrutti nella zona di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad supera ampiamente i 4 miliardi di dollari.
Una zona di guerra ad alta quota e la “lotta contro il tempo” nei canyon
La cronaca degli eventi, ricostruita attraverso le dichiarazioni dei funzionari americani e le immagini diffuse dai media iraniani, restituisce l’immagine di un inseguimento tesissimo nei pressi del punto di caduta del cacciabombardiere. Il militare, una volta espulso dal velivolo, si era rifugiato in un anfratto montano seguendo alla lettera il protocollo SERE (Sopravvivenza, Evasione, Resistenza ed Estrazione); mentre lui tentava di mimetizzarsi, l’aria attorno a lui diventava una trappola mortale. Le squadre di ricerca iraniane – supportate da milizie locali spinte dalla lauta ricompensa di decine di migliaia di euro offerta dalle autorità – si erano spinte fino a meno di 3 chilometri dalla sua posizione, costringendo il Pentagono a ordinare una serie di bombardamenti di “interdizione” per rallentarne l’avanzata. In quello che i tecnici descrivono come un classico scenario di “friendly fire evitato per miracolo”, la necessità di tenere lontani i ricercatori ha richiesto un utilizzo massiccio della potenza di fuoco aerea, esponendo le macchine da guerra Usa al fuoco delle batterie contraeree nemiche.
C-130 e Black Hawk a pezzi: la devastante conta dei relitti
La morsa nemica era talmente stretta che, per evitare che la tecnologia sensibile finisse nelle mani dell’asse avversario, gli stessi genieri americani hanno dovuto rassegnarsi a distruggere con cariche esplosive due dei loro colossi. Due aerei da trasporto C-130, utilizzati per penetrare in profondità nello spazio aereo nemico e rifornire gli elicotteri da combattimento, hanno subito danni tali ai sistemi di decollo e atterraggio – centrati da colpi nemici – da non poter più ripartire. Piuttosto che lasciare che i radar e i sistemi di guerra elettronica finissero nelle mani degli ingegneri iraniani, i militari li hanno fatti saltare in aria, bruciando da soli una cifra stimata tra 1,2 e 2 miliardi di dollari solo per quei due modelli. A questi si aggiungono i relitti dell’F-15E abbattuto (circa 80 milioni di dollari), un paio di HH-60W “Black Hawk” ridotti a rottami fumanti e un drone MQ-9 “Reaper” – quelli sì colpiti dal fuoco nemico – senza dimenticare un A-10 Thunderbolt finito giù nelle vicinanze del Kuwait. Il tutto mentre i vertici militari ammettono che, senza l’intervento decisivo dei servizi segreti (CIA) per disseminare false informazioni sulla posizione del prigioniero, probabilmente l’esito sarebbe stato una cattura in diretta tv.
Balogun, il “giapponese” che l’Inter non avrà mai: Monaco vola in Champions
Cambiando completamente scenario e passando dall’acciaio delle baionette al tocco vellutato di un pallone, la cronaca sportiva ci consegna un’altra immagine di calcolo e strategia: quella dell’attaccante statunitense Folarin Balogun. Voleva vestire la maglia dell’Inter, o almeno così si sussurrava negli ambienti del calciomercato prima dell’inizio della stagione, e invece il suo destino era cucito addosso al Principato di Monaco. Ieri sera il nazionale a stelle e strisce ha messo la sua firma indelebile sulla qualificazione alla prossima Champions League, realizzando una rete da candidato al premio Puskas: un pallonetto di tacco e polpastrello, una magia che ha beffato l’intera retroguardia dell’Olympique Marsiglia. Quella giocata, tanto semplice nella sua esecuzione plastica quanto complessa nella lettura dello spazio, ha permesso ai monegaschi di agganciare i rivali al quarto posto in classifica, strappando un passaggio che sembrava ormai compromesso. Per l’ex promessa dell’Arsenal, arrivato in Francia dopo un lungo tira e molla, è la consacrazione definitiva nel Gotha del calcio europeo.
Il nodo taser a Milano: lo stallo politico gela la sperimentazione in Comune
Tornando alla cronaca nazionale, a Milano il dibattito sulla sicurezza si arena su un piccolo dispositivo elettrico. Dopo sei mesi di test sul campo, durante i quali gli agenti della polizia locale hanno potuto utilizzare il taser in situazioni a rischio, l’iter per rendere stabile la dotazione si è improvvisamente interrotto. Sebbene la giunta avesse già dato il primo via libera formale e i rapporti operativi non avessero evidenziato criticità particolari, il provvedimento si è inceppato all’interno delle stanze del palazzo. Nella maggioranza che sostiene il sindaco sono emerse perplessità trasversali, tanto da bloccare la convocazione della commissione consiliare Sicurezza: un passaggio obbligato prima di qualsiasi approdo in Aula. Senza quella riunione, che alcuni esponenti dem vogliono sia dedicata a un “approfondimento serio” sulle controindicazioni dell’arma, il taser rimane di fatto in un limbo regolamentare, mentre le opposizioni di centrodestra attaccano parlando di una “occasione di sicurezza persa” e di una maggioranza paralizzata dalle divisioni interne.
Lily Rowland e il mistero Yamal: rumors e like sui social senza conferme
E infine, chiudiamo con il gossip che impazza nel mondo dello spettacolo e del calcio, un gossip fatto di like, visualizzazioni e silenzi eloquenti. Da settimane il fuoriclasse spagnolo Lamine Yamal viene accostato alla modella inglese Lily Rowland: lei, una delle “cover girl” più seguite del momento, lui il talento cristallino del Barcellona. I rumors – alimentati da viaggi della ragazza a Barcellona e da reciproche interazioni nascoste sui social – crescono giorno dopo giorno, ma al momento né l’entourage del calciatore né la diretta interessata hanno voluto fornire alcuna smentita o conferma ufficiale. Come spesso accade in questi casi, il silenzio stampa dei protagonisti alimenta la curiosità molto più di una foto patinata, lasciando i fan e i detrattori in quella terra di nessione fatta di supposizioni e speranze.




