Dazi Usa sulle auto, 8 miliardi di conto salato per le case europee
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Redazione Esteri
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L’offensiva commerciale voluta dall’amministrazione Trump – che ormai da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca – ha iniziato a lasciare segni profondi sui bilanci dei giganti dell’auto europea. Secondo le stime ricavate dalle ultime trimestrali societarie e riportate dal Financial Times, il conto complessivo per Volkswagen, Bmw, Mercedes-Benz, Stellantis e Volvo Cars avrebbe già superato gli 8 miliardi di euro. Un anno esatto di dazi alle importazioni, calcolato a partire dall’innalzamento delle aliquote deciso a inizio aprile 2025, ha così trasformato le relazioni transatlantiche in una voragine per i conti dei costruttori del Vecchio continente.
L’escalation tariffaria e lo stop mancato
Il punto di svolta – lo ricordano i dirigenti dei cinque gruppi nelle loro comunicazioni pubbliche – risale al 3 aprile 2025, quando Washington ha bruscamente innalzato i dazi sulle vetture europee dal 2,5% al 27,5%. Un balzo che, sebbene attenuato in agosto (l’aliquota è scesa al 15% grazie a un accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea), non ha impedito alle case di subire perdite miliardarie. Le procedure di ratifica dell’intesa raggiunta dall’allora presidente della Commissione von der Leyen con Trump – gli accordi di Turnberry, siglati nell’estate del 2025 nella speranza di scongiurare una guerra commerciale – vengono ancora oggi discusse a Bruxelles, divorata dalle proprie divisioni interne.
Bruxelles sotto scacco e le giravolte della Casa Bianca
L’Unione Europea, costretta a inseguire le politiche del tycoon senza mai riuscire a prendere il largo, finisce per restare vittima non solo dell’imprevedibilità altrui ma anche delle proprie lentezze decisionali. La Casa Bianca, intanto, all’ennesima giravolta ventila addirittura tariffe doganali del 25% sull’automotive europeo. Alle minacce, tuttavia, non segue un’azione rapida da parte di Bruxelles: molti osservatori notano come i negoziati rimangano in stand-by, mentre il settore teme ormai una nuova escalation. Gli stessi costruttori, dalle loro dichiarazioni pubbliche, lasciano trasparire una preoccupazione crescente: senza un’inversione di rotta, i costi potrebbero aggravarsi ulteriormente.
Numeri e attese in un settore sotto pressione
Volkswagen, Bmw, Mercedes, Stellantis e Volvo hanno già dovuto assorbire gran parte di quei 8 miliardi nelle proprie voci di bilancio. Le trimestrali mostrano un impatto trasversale, senza distinzione tra premium e generaliste. L’accordo di agosto – che ha ridotto l’aliquota al 15% – è stato accolto con sollievo, ma il dato di fondo resta pesante: le case hanno pagato un prezzo altissimo in un solo anno. Il clima tra Washington e Bruxelles, già teso per le divergenze sulle materie prime e le tecnologie verdi, si è ulteriormente deteriorato. E i costruttori, dal canto loro, non possono che prendere atto di una realtà fatta di margini erosi e investimenti rinviati, in attesa di capire se la prossima mossa della Casa Bianca sarà un colpo basso o una tregua.




