Acea lancia l'allarme sui dazi Usa: rischi per l'industria auto europea e americana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Acea, l’associazione che rappresenta i costruttori automobilistici europei, ha espresso forte preoccupazione per l’annuncio dei nuovi dazi statunitensi del 25% su auto e componenti, definendoli una minaccia non solo per i produttori globali ma anche per l’industria americana. Sigrid De Vries, direttore generale dell’organizzazione, ha sottolineato come queste misure rischino di penalizzare non solo le importazioni, con un probabile rincaro per i consumatori, ma anche le stesse case automobilistiche che operano sul suolo americano, colpite dall’aumento dei costi per i pezzi di ricambio.

La decisione di Donald Trump, che ha firmato l’ordine esecutivo senza escludere Canada e Messico, entrerà in vigore il 2 aprile, estendendosi non solo ai veicoli finiti ma anche a motori, trasmissioni e componenti elettrici. Una mossa che si aggiunge alle tariffe già esistenti, come quella del 2,5% sulle auto e del 25% sui pickup leggeri, ereditata da una politica protezionista degli anni Sessanta.

Il presidente americano, difendendo la scelta, ha parlato di un vantaggio per l’industria nazionale, sostenendo che la riduzione delle importazioni spingerà le aziende a produrre localmente, abbassando i prezzi. Tuttavia, le reazioni dei mercati non sono state positive, con un immediato sell-off dei titoli del settore.

Per l’Europa, e in particolare per Germania e Italia, le conseguenze potrebbero essere severe. Le case tedesche, che esportano volumi consistenti negli Usa, sono le più esposte, ma anche i produttori italiani, seppur con numeri minori, dovranno affrontare ostacoli competitivi. Senza contare l’effetto a catena sui fornitori di componenti, già alle prese con margini ridotti e catene di approvvigionamento fragili.

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