Il conto salato della guerra in Iran: 29 miliardi di stangata su famiglie e imprese
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Cittadini e aziende, in particolare quelle della Lombardia e della provincia di Cremona, si trovano a dover fare i conti con una voragine nei bilanci familiari e nei conti economici. Secondo le stime della Cgia di Mestre, rese note nei giorni scorsi, il conflitto in corso nel Golfo Persico si traduce in un esborso aggiuntivo di quasi 29 miliardi di euro a livello nazionale solo per le voci di benzina, gasolio, energia elettrica e gas. Se scendiamo nel dettaglio territoriale, la situazione appare drammaticamente nitida: per i 355.135 residenti della provincia di Cremona, l’incremento pro capite annuo sfiora i 536 euro, una cifra che per un nucleo familiare composto da tre persone si traduce in un’extra spesa che supera abbondantemente i 1.600 euro.
La ripartizione di questo peso economico non è uniforme: il centro studi della Cgia sottolinea come la fetta più pesante, pari a 13,6 miliardi, sia legata ai carburanti, mentre l’energia elettrica inciderà per 10,2 miliardi e il gas per 5 miliardi. A livello territoriale, la regione che subirà l’impatto maggiore è la Lombardia, la cui spesa energetica, passando da 35,7 a 41,1 miliardi, registrerà un’impennata di 5,4 miliardi. Questo incremento, come si legge nel rapporto dell’associazione, rischia di mettere in forte difficoltà le famiglie più vulnerabili e le imprese con scarsa liquidità, già provate da una congiuntura economica che non lascia spiragli di tregua immediata.
L’aumento delle quotazioni e il meccanismo dei prezzi all’ingrosso
La dinamica dei rincari, se analizzata nei meccanismi del mercato all’ingrosso, mostra una correlazione diretta con le tensioni geopolitiche. L’ufficio studi della Cgia, nel formulare le proiezioni per il 2026 basandosi sui consumi del 2024, ha evidenziato che a un mese dallo scoppio del conflitto il prezzo del gas è salito di 26 euro per MWh, un balzo dell’81%, mentre l’elettricità è aumentata di 41 euro per MWh, pari a un +38%. Per quanto questi valori restino distanti dai picchi toccati nel 2022, quando il gas arrivò a costare in media 123,5 euro e l’elettricità 303 euro, l’attuale scenario (gas a circa 58 euro e luce sopra i 148 euro) rappresenta un fardello non indifferente per il sistema produttivo. Va ricordato che la pressione maggiore ricade proprio sulle imprese, le quali si trovano a sostenere circa 9,8 dei 15,2 miliardi di maggiori costi complessivi stimati per il solo settore elettrico e del gas.
Se allarghiamo lo sguardo ai primi due mesi di conflitto, un’analisi condotta da Facile.it ha quantificato in 1,7 miliardi di euro il “bruciato” in più per le tasche degli italiani, considerando anche la voce dei mutui. Le famiglie con contratto di fornitura a prezzo indicizzato hanno già subito un aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile; nello specifico, la bolletta del gas per una famiglia tipo (1.100 metri cubi di consumo) ha raggiunto una media di 263 euro, con un incremento di 36 euro (+16%) rispetto a un’ipotesi di tariffe stabili. In questo quadro, gli autotrasporti e le imprese energivore rappresentano i soggetti più esposti: una tratta di 3.000 km, a causa del rincaro del gasolio passato da 1,70 a oltre 2,1 euro al litro, costa oggi 262 euro in più rispetto al periodo pre-conflitto.
L’impatto sulla produzione e la fiducia secondo Confindustria
Oltre ai numeri secchi delle bollette, il tessuto connettivo dell’economia italiana mostra segni di cedimento strutturale. Il centro studi di Confindustria, in una recente analisi sulla congiuntura, ha rilevato che lo shock energetico ha già invertito la rotta della fiducia. Se la guerra dovesse protrarsi per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari al barile in media annua, le imprese manifatturiere si troverebbero a pagare 21 miliardi di euro in più in bolletta rispetto al 2025. Un livello, questo, considerato non sostenibile dall’associazione degli industriali, tale da erodere definitivamente la competitività delle nostre aziende sia in Europa sia sui mercati globali, dove l’energia ha un costo strutturalmente inferiore.
Non si tratta soltanto di costi diretti: la guerra sta ampliando gli spread e invertendo la rotta dei tassi sovrani, con la Bce attesa a un rialzo dei tassi a breve. La fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi, è bruscamente peggiorata a marzo, mentre l’industria registra attese negative con una riduzione acquisita della produzione dello 0,5% nel primo trimestre. Persino il comparto dei servizi, trainato in avvio d’anno dalla spesa dei turisti stranieri, è caduto bruscamente in zona recessiva, riflettendo un calo della domanda che rischia di trasformare l’emergenza energetica in una crisi di domanda più ampia.
Il peso specifico sulle regioni italiane
L’analisi territoriale dell’ufficio studi della Cgia restituisce una geografia della sofferenza che segue fedelmente le curve del valore aggiunto industriale. Oltre alla Lombardia, penalizzata con 3,4 miliardi di rincari, seguono Veneto ed Emilia-Romagna con circa 1,7 miliardi ciascuna. Per le famiglie sole, i conti sono altrettanto pesanti: le famiglie lombarde pagheranno 1,1 miliardi in più, quelle venete 557 milioni e le emiliano-romagnole 519 milioni. Regioni come la Calabria, già provate dall’erosione costiera e dalle infrastrutture fragili, rischiano di arrivare all’estate con il peggiore biglietto da visita possibile, dove l’aumento dei costi di carburanti e trasporti minaccia di scaricarsi su famiglie, imprese e turisti.
La speranza di una stabilizzazione, paventata da alcuni osservatori con lo spegnimento dei riscaldamenti, si è scontrata con la realtà dei fatti. I primi giorni di maggio, infatti, pur avendo fatto registrare quotazioni del PUN (Prezzo Unico Nazionale) decisamente inferiori rispetto ai picchi di marzo e aprile, non hanno inaugurato una fase di forti ribassi, lasciando sul campo la consapevolezza che la guerra in Medio Oriente continua a dettare l’agenda dei prezzi. Di fronte a questi numeri, la Cgia sollecita un intervento strutturale dell’Unione europea, auspicando la sospensione del patto di stabilità e un taglio dell’Iva sulle bollette, misure che però, al momento, restano confinate al dibattito tecnico mentre le famiglie continuano a pagare il conto salato dell’instabilità internazionale.




