Caro bollette, la mappa della stangata e il conto salato per famiglie e imprese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’accelerazione dei mercati energetici, conseguente alle tensioni in Medio Oriente, ha già prodotto numeri che iniziano a delineare il perimetro di un’emergenza economica destinata a incidere profondamente sui bilanci di famiglie e imprese. A un mese dall’escalation nel Golfo Persico, il prezzo del gas ha segnato un aumento dell’81 per cento, mentre l’energia elettrica ha registrato un +38 per cento: una dinamica che, pur mantenendosi distante dai picchi record toccati nel 2022 – quando il gas arrivò a costare in media 123,5 euro al megawattora e l’elettricità 303 euro – desta una preoccupazione crescente per la tenuta del sistema produttivo e per il potere d’acquisto delle famiglie. Le stime elaborate dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, ipotizzando consumi in linea con il 2024, quantificano l’impatto complessivo per l’anno in corso in 15,2 miliardi di euro aggiuntivi, di cui 10,2 miliardi imputabili all’energia elettrica e 5 miliardi al gas.

Il peso sull’economia reale tra imprese e famiglie

La ripartizione di questa stangata rivela uno squilibrio significativo nel modo in cui il rincaro colpirà i diversi attori economici. Se si analizza la suddivisione tra categorie, emerge che il settore produttivo si troverà a sopportare il peso maggiore: circa 9,8 miliardi di costi aggiuntivi finiranno sui conti delle imprese, mentre alle famiglie verranno imputati i restanti 5,4 miliardi. Un divario che riflette la maggiore intensità energetica dei processi industriali, ma che non rende meno grave la pressione sui nuclei domestici, già provati da un’inflazione che fatica a rientrare. Le proiezioni elaborate dalla Cna, seppur con metodologie diverse, confermano il quadro di forte criticità: un prolungamento del conflitto fino a dicembre potrebbe tradursi in 30 miliardi di euro aggiuntivi di spesa energetica, con conseguenze potenzialmente letali per circa 300mila aziende e oltre 1,5 milioni di lavoratori. Il rischio di carenza fisica delle materie prime, paventato da Federchimica, aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità a uno scenario già compromesso dall’aumento dei prezzi.

La geografia dei rincari e gli effetti sulle regioni

A livello territoriale, la mappa della stangata disegna una geografia in cui la concentrazione di attività economiche e densità abitativa fa la differenza. La Lombardia, locomotiva industriale del Paese, si conferma la regione più esposta, con un aumento complessivo stimato in 3,4 miliardi di euro; a seguire, Veneto ed Emilia-Romagna si attestano entrambe su un aggravio di circa 1,7 miliardi. Se si guarda alla sola spesa per l’energia elettrica in Lombardia, il quadro emerge con ancora maggiore precisione: secondo un’analisi della Cna, il costo energetico complessivo regionale balzerà da 23,6 a oltre 28,8 miliardi di euro, con un incremento del 22 per cento trainato soprattutto dal gas (+28%). All’interno di questo quadro, Milano guida la classifica provinciale dei rincari con 735 milioni di euro, seguita da Brescia (559 milioni) e Bergamo (368 milioni). Le Marche, pur collocandosi in una posizione meno drammatica rispetto ai grandi poli industriali del Nord, non sono immuni dalla crisi: il rincaro generalizzato si traduce in una crescita della spesa che, seppur meno vistosa, incide su un tessuto economico fatto di piccole e medie realtà.

Le dinamiche di mercato e la fragilità strutturale

La natura della crisi in atto, che è essenzialmente una crisi di fornitura di gas, spiega la dinamica differenziata dei prezzi. L’effetto si scarica sull’elettricità solo in parte, grazie a un mix energetico nazionale che beneficia di una quota crescente di rinnovabili – le quali, va ricordato, non risentono direttamente dell’andamento del costo del gas. Ciononostante, la dipendenza strutturale dell’Italia dalle importazioni (il Paese importa il 90 per cento del gas che consuma) la rende particolarmente vulnerabile agli shock esterni, come dimostra la sensibilità ai blocchi nello Stretto di Hormuz, un punto di transito cruciale per le forniture globali. A pesare è anche il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica, che a livello europeo amplifica le fluttuazioni del gas, generando un extra-costo che, secondo alcune associazioni di categoria, rende necessario un intervento strutturale come il disaccoppiamento tra le due commodity. L’impatto sulle microimprese, spesso sottocapitalizzate e con margini ridotti, è particolarmente critico: un’analisi di Confesercenti sottolinea come, per un ristorante o un albergo, l’aggravio medio rischi di superare i duemila euro annui, in un contesto in cui anche i consumi delle famiglie mostrano segni di contrazione.

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