Il conto salato della guerra: oltre 32 milioni di euro solo per le imprese del Polesine
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Redazione Economia
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Sono cifre che, è bene chiarirlo sin da subito, fotografano esclusivamente l’impatto sul costo della materia prima. Eppure, anche limitandosi a questo perimetro ristretto, il dato risulta pesantissimo: oltre 32 milioni di euro in un anno, vale a dire più di 2,6 milioni al mese. Questa è la stima, definita prudenziale dall’Ufficio studi di Cna Padova e Rovigo, relativa alla stangata che rischiano di subire le circa 21.600 imprese attive in Polesine a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Un aumento che, stando alle proiezioni per il 2026, colpirà duramente il costo di gas ed elettricità, gettando ulteriori ombre su un tessuto produttivo già provato da crisi precedenti.
L’effetto Hormuz sull’economia reale
Non si tratta, lo si capisce dalle parole del Centro studi di Confindustria, di un’allerta isolata. Nella periodica ‘congiuntura flash’, gli economisti di viale dell’Astronomia hanno confermato che l’impatto dello shock energetico – conseguenza diretta delle tensioni che hanno di fatto bloccato lo snodo strategico di Hormuz – si legge ormai chiaramente nei principali indicatori economici nazionali. La fiducia delle famiglie, ad esempio, è crollata, anticipando di fatto una frenata dei consumi che rischia di innescare un circolo vizioso. Parallelamente, i tassi sovrani sono risaliti, le attese sull’industria si sono abbassate e persino il comparto dei servizi, che fino a poco prima teneva botta, mostra ora segni di cedimento.
L’impatto sui territori: il caso romagnolo
Se il dato aggregato preoccupa, non va meglio guardando ad altre realtà produttive del Paese, dove le ripercussioni iniziano a diventare palpabili. In Romagna, per citare un caso analogo, un’indagine condotta da Confindustria Romagna rivela che ben due aziende su tre prevedono un rallentamento dell’attività per il prossimo trimestre. La causa è un cocktail micidiale composto da incertezze internazionali, logistica in tilt e rincaro delle materie prime; un cocktail che ha già fatto impennare le bollette energetiche di 92 milioni di euro per le imprese locali. E se la situazione dovesse perdurare – avvertono gli analisti – il peggio deve ancora venire, con scenari che potrebbero aggravarsi ulteriormente compromettendo la ripresa.
Logistica e materie prime sotto tiro
A rendere il quadro ancora più complesso, poi, non c’è solo l’energia. Le rilevazioni della Cna evidenziano come i rincari non risparmino altri fondamentali fattori produttivi: il rame, il ferro e l’alluminio, tanto per citarne alcuni, hanno registrato incrementi che in certi casi toccano il 20%. E sul fronte della logistica, il Drewry World Container Index segnala un costo medio dei noli marittimi superiore del 18,2% rispetto a prima dell’escalation. Un costo che, tradotto in termini pratici per un tir che macina centomila chilometri all’anno, si traduce in un aggravio che già supera i 2.400 euro. Una pressione, insomma, che a livello nazionale ha spinto Confindustria a lanciare l’allarme: se il conflitto si estendesse per tutto l’anno, la bolletta extra per le imprese manifatturiere potrebbe arrivare a sfiorare i 21 miliardi di euro.




