La guerra in Iran e il conto salato per l’Italia tra bollette e export
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Redazione Economia
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Il conflitto innescato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha portato alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dopo la morte del padre Ali, non sta ridisegnando solo gli equilibri geopolitici del Medio Oriente, ma sta producendo scosse di assestamento violente sui mercati energetici e, di riflesso, direttamente sulle tasche degli italiani e sul sistema produttivo del paese. Se è vero, come sottolineano diversi analisti internazionali, che l'economia americana può contare sullo scudo della propria indipendenza energetica – gli Stati Uniti sono ormai da anni un esportatore netto di petrolio e gas – l'Europa e in particolare l'Italia si trovano a dover fare i conti con una tempesta perfetta che arriva nel momento meno opportuno. Il nodo cruciale di questa nuova crisi, per quanto riguarda l'approvvigionamento, resta la sicurezza dello Stretto di Hormuz, quel collo di bottiglia attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e una quota significativa del GNL mondiale, e che ora è diventato un teatro di operazioni militari con il lancio di missili e droni che aumentano esponenzialmente il rischio di incidenti e blocchi.
Il peso sulle famiglie tra bollette e caro-vita
Le ripercussioni per i cittadini italiani, in questo contesto di tassi d'interesse ancora elevati e di un'inflazione che si sperava ormai domata, rischiano di tradursi in un aggravio insostenibile. Secondo le prime stime elaborate da associazioni dei consumatori e società di analisi, la stangata sui bilanci familiari potrebbe variare sensibilmente a seconda della durata del conflitto, ma si prospetta comunque pesante. L’Osservatorio di Facile.it, incrociando i dati dell'andamento delle materie prime, ipotizza che il solo rincaro di luce e gas possa arrivare a costare a famiglia fino a 166 euro in più nell'arco dei prossimi dodici mesi. Una previsione che appare però cauta se confrontata con quella del Codacons: l'associazione stima un impatto complessivo annuo che oscilla tra i 614 e gli 818 euro, una forbice che comprende non solo le utenze domestiche ma anche i costi lievitati dei carburanti alla pompa – con il diesel che, secondo Unem, potrebbe subire un rincaro di almeno dieci centesimi al litro – e l'aumento a cascata dei prezzi sui beni di largo consumo, a causa dei maggiori oneri di trasporto e produzione. A testimoniare la fibrillazione immediata del mercato, il National Consumer Council ha rilevato come il prezzo unico nazionale dell'energia elettrica (PUN) abbia fatto un balzo del 54,85% in pochi giorni, mentre sulla piazza di Amsterdam il prezzo del gas ha visto impennate superiori al 40%, segnale che i trader stanno già scontando uno scenario di crisi duratura.
L’allarme per le imprese e il doppio shock per l’economia
Se le famiglie tremano, il mondo dell'impresa non è da meno. L'Italia, va ricordato, non è solo un grande importatore di energia, ma anche una potenza manifatturiera fortemente orientata all'export. Un'analisi diffusa da Confartigianato fotografa con precisione la doppia vulnerabilità del sistema paese. Da un lato, c'è la dipendenza energetica: l'import di petrolio e greggio dall'area mediorientale vale circa 15,9 miliardi di euro, una fetta consistente del fabbisogno nazionale che passa proprio attraverso le rotte oggi insanguinate del Golfo Persico e del Golfo di Oman. Dall'altro lato, c'è l'esposizione commerciale: ben 27,8 miliardi di export manifatturiero, pari a quasi il 5% del totale, sono diretti verso quei stessi paesi, con settori come la meccanica, la metallurgia e persino la moda che rischiano di vedere evaporare ordinativi e relazioni commerciali costruite in anni di lavoro. Un'interruzione prolungata o anche solo un rallentamento delle rotte commerciali, unito a un caro-energia che erode i margini, metterebbe in ginocchio migliaia di piccole e medie imprese, quelle che costituiscono la spina dorsale del made in Italy. La reazione dei mercati finanziari, del resto, è stata immediata e brutale: le Borse di tutta Europa hanno chiuso in profondo rosso, trascinate al ribasso proprio dai titoli dei settori più esposti, mentre il petrolio Brent ha continuato la sua corsa verso quota 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da tempo e che da solo è in grado di riscrivere le previsioni di crescita per l'intera zona euro.
Le prime contromisure e l'incertezza sui mercati
In un clima di tale incertezza, i primi segnali di allarme arrivano direttamente dal mercato dell'energia. Le compagnie, come denuncia l'associazione Consumerismo, hanno già cominciato a ritirare dal mercato le offerte a prezzo fisso per le imprese, un meccanismo di difesa per non farsi trovare impreparate di fronte a una volatilità dei costi di approvvigionamento che appare fuori controllo. Una prudenza che stride con l'appello, rivolto invece ai consumatori domestici, a non cadere in trappola e a non farsi abbindolare da telefonate moleste che propongono cambi di fornitore affrettati, in un momento in cui capire la direzione dei prezzi è oggettivamente complesso. Il governo, da parte sua, osserva con preoccupazione l'evolversi della situazione, consapevole che ogni giorno di conflitto in più allontana la possibilità di una normalizzazione e rende più probabile la necessità di interventi straordinari per tamponare gli effetti sociali ed economici di una crisi che, a differenza di quella del 2022 legata all'Ucraina, trova il paese con meno margini di manovra e con una ripresa ancora convalescente.




