Trump alza i dazi, l’Europa paga il conto: export in caduta libera, ma l’Italia resiste meglio
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Redazione Esteri
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Le conseguenze delle guerre commerciali volute da Donald Trump si sono materializzate in numeri precisi, quelli pubblicati dallo US Census Bureau, che fotografano un crollo delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti del 35%. Un dato che, seppure allarmante, nasconde differenze significative tra i Paesi: l’Italia, ad esempio, ha registrato un calo del 10%, mostrando una resilienza maggiore rispetto ad altri partner Ue.
La mossa di Trump, che ha portato i dazi su acciaio e alluminio al 50%, non è stata solo una ritorsione commerciale, ma una strategia per isolare la Cina, costringendo i produttori asiatici a cercare sbocchi alternativi, con il rischio di inondare il mercato europeo. Una situazione che potrebbe spingere l’Unione europea a rispondere con contromisure, seguendo lo stesso modello protezionistico adottato dagli Stati Uniti.
Brad Setser, già consigliere nelle amministrazioni Biden e Obama, ha sottolineato come l’Ue abbia giocato d’astuzia evitando ritorsioni immediate. «Aspettare la scadenza del 9 luglio è stata una scelta saggia», ha osservato, «perché una reazione affrettata avrebbe potuto inasprire Trump, spingendolo a innalzare ulteriormente le tariffe». Intanto, però, la Casa Bianca ha fatto un altro passo avanti, raddoppiando i dazi già esistenti con un ordine esecutivo firmato il 3 giugno, nonostante la questione della legittimità di tali misure sia ora nelle mani della Corte Suprema.
Elon Musk, da parte sua, ha criticato duramente la nuova legge di bilancio, definendola insostenibile per le imprese. Ma la risposta di Trump è stata netta: il settore siderurgico e dell’alluminio è «vitale per la sicurezza nazionale», e i dazi sono uno strumento necessario per proteggerlo. Intanto, Londra è stata esentata dalle restrizioni, in quella che molti interpretano come una mossa per rafforzare l’asse anglo-americano in funzione anti-cinese.




