Il vento cambia: l'export italiano torna a gonfiare le vele, con Palermo locomotiva
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Redazione Economia
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Dopo una battuta d'arresto, che nel 2024 aveva segnato un calo di 3,3 miliardi di euro, il motore delle esportazioni italiane si è rimesso in moto con vigore. Nei primi nove mesi del 2025, infatti, il valore delle vendite all'estero ha registrato un robusto incremento di 16,6 miliardi, corrispondente a una crescita del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A tracciare il quadro, basato sui dati ufficiali, è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre, il quale sottolinea come la ripresa interessi in modo particolare alcuni comparti trainanti.
I settori che trainano la rimonta
Analizzando i primi cinquanta gruppi di prodotti, che da soli rappresentano circa il novanta per cento del totale, emergono performance eccezionali. A guidare la classifica, con un balzo superiore al cinquanta per cento, c'è la produzione navale, seguita a ruota dai medicinali e preparati farmaceutici, cresciuti del 37,6%. Hanno contribuito in misura significativa alla rimonta anche le esportazioni di metalli preziosi e del settore aerospaziale, i cui valori sono aumentati, rispettivamente, del 32,4% e del 25,5%. Questi dati, nel loro insieme, dipingono un quadro di un'Italia che compete su prodotti a medio-alto valore aggiunto, capaci di reggere l'urto di mercati sempre più competitivi.
La geografia di una crescita inattesa
La novità più rilevante, tuttavia, non sta solo nei numeri aggregati ma nella loro distribuzione geografica. Contro ogni previsione, è la Sicilia a mostrare i progressi più eclatanti, con Palermo che si conferma la provincia italiana con la crescita più vigorosa nell'export. Accanto al capoluogo, anche Enna registra un avanzamento significativo, mentre Agrigento, pur posizionandosi al cinquantesimo sesto posto nazionale con un più contenuto +0,5%, mostra una tenacia particolare sul mercato statunitense, dove le sue vendite sono aumentate del sei per cento. Questi risultati, come ha rimarcato il sindaco di Palermo, non sembrano affatto episodici, ma il frutto di dinamiche strutturali che meritano approfondimento.
Dinamiche territoriali a confronto
Il mosaico nazionale, com'è logico, non è uniforme e presenta luci ed ombre. Se da un lato Massa-Carrara, per esempio, ha bruciato le tappe con una crescita esplosiva del 27,5% trainata da settori ciclici come la meccanica – spesso dipendente da grandi commesse internazionali –, dall'altro aree storicamente solide hanno mostrato un lieve affanno. È il caso della provincia di Lucca, che ha segnato una flessione dell'1,8%, trovandosi così in controtendenza rispetto al dato nazionale che, per il periodo considerato, segna un complessivo +9% rispetto all'anno precedente. Queste oscillazioni confermano quanto il sistema-Paese, nel suo complesso, stia navigando in acque non semplici, ma dimostrando una resilienza apprezzabile.




