Sicilia, procura chiede il rinvio a giudizio per il presidente dell'Ars Galvagno
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Redazione Interno
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La procura di Palermo, in una mossa che scuote le fondamenta di Palazzo dei Normanni, ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell'Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. La richiesta, avanzata dal procuratore Maurizio De Lucia, coinvolge, oltre a Galvagno, la sua ex portavoce Sabrina De Capitani, l'imprenditrice Marcella Cannariato e altri tre indagati, tra i quali Alessandro Alessi, Marianna Amato e Roberto Marino, per accuse che spaziano dalla corruzione al peculato fino alla truffa. L’attesa notizia, che circolava ormai da giorni nei corridoi dell’Ars, giunge in un momento politico particolarmente teso, proprio mentre l’aula respingeva una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro il governo regionale. Un incrocio di eventi, questo, che non fa che accentuare la delicatezza della vicenda giudiziaria, la quale, a prescindere dagli esiti, segna un passaggio formale di grande rilievo nelle indagini.
Le reazioni politiche dopo la seduta
A caldo, subito dopo il voto in Sala d’Ercole che ha visto la maggioranza schierarsi compatta a sostegno dell’esecutivo, il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro ha legato le due notizie, commentando con asprezza la posizione del presidente dell’assemblea. "Con questa notizia della richiesta di rinvio a giudizio per Galvagno cambia la posizione da indagato a imputato", ha dichiarato, aggiungendo che prospettare altri due anni in simili condizioni sarebbe "davvero difficile". Catanzaro ha poi allargato il tiro, attaccando la gestione della sanità da parte del governo Schifani, definendola un "accordo al ribasso con lo Stato" e sostenendo che, in tre anni, "non è cambiato nulla". Parole che, al di là della polemica politica, fotografano un clima di forte tensione istituzionale, in cui l’iniziativa della magistratura diventa inevitabilmente un elemento di perturbazione.
Le dichiarazioni dell'interessato
Di fronte ai giornalisti, Gaetano Galvagno si è presentato dichiarandosi "abbastanza sereno", pur esprimendo rammarico per la persistenza di un’accusa di peculato relativa all’utilizzo di un’auto di servizio. "Delle due ipotesi di corruzione", ha spiegato riferendosi al fascicolo, "una di queste è già stata archiviata, quella inerente il capodanno di Catania, quindi la vedo assolutamente favorevolmente". Il presidente dell'Ars ha quindi annunciato di voler "chiarire quanto prima" la sua posizione, lasciando intendere di star valutando la possibilità di richiedere un giudizio immediato, percorso processuale che accelererebbe i tempi portando il caso direttamente in dibattimento. "Siamo abbastanza sereni di poter dimostrare tutto quello che magari non siamo stati bravi a dimostrare prima", ha concluso, affidando alla futura fase processuale l’onere di fornire le definitive spiegazioni.
Il contesto delle inchieste
La vicenda si inserisce in un più ampio contesto di inchieste che, negli anni, hanno più volte interessato la politica siciliana, toccando temi sensibili come l’uso delle risorse pubbliche e i rapporti con il mondo imprenditoriale. Senza scendere in dettagli espliciti, è noto come episodi di cronaca nera abbiano talvolta intrecciato le loro ombre con indagini su appalti e finanziamenti, contribuendo a un clima di diffidenza. L’attuale procedimento, che ora attende la decisione del giudice per le indagini preliminari sul rinvio a giudizio, rappresenta uno sviluppo giudiziario formale di tali indagini, le quali, come in questo caso, possono portare a un capo d’imputazione che coinvolge più persone a vario Titolo. La scelta della procura di chiedere il processo segna un punto di non ritorno, spostando il dibattito dalle aule dei palazzi del potere a quelle di un tribunale.




