La procura di Palermo chiede il processo per il presidente dell'Ars Galvagno
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Redazione Interno
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Le memorie difensive, l'ultima delle quali depositata dallo stesso interessato, non hanno modificato l'orientamento dei magistrati palermitani, i quali hanno formalmente richiesto, lo scorso 18 novembre, il rinvio a giudizio per sei indagati, tra i quali spicca la figura di Gaetano Galvagno. Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, esponente di primo piano di Fratelli d'Italia, dovrà rispondere di una serie di imputazioni gravi, che includono corruzione, peculato, truffa e il reato di falso ideologico, in un procedimento che vede coinvolti anche la sua ex portavoce e alcuni imprenditori. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino ha provveduto a notificare oggi la data dell'udienza, fissata per il 21 gennaio, avviando così la fase decisiva che precederà la eventuale apertura del processo vero e proprio.
Il quadro delle accuse
Secondo la ricostruzione della procura, guidata da Maurizio de Lucia, il sistema illecito avrebbe funzionato attraverso uno scambio preciso, sebbene non esplicito, di favori. I finanziamenti pubblici destinati all'Assemblea regionale siciliana, infatti, sarebbero stati dirottati verso imprenditori legati al presidente, i quali, in cambio, avrebbero garantito incarichi e altre utilità. Un meccanismo che, come spesso accade in casi del genere, si alimentava di relazioni personali e di una certa confusione tra la sfera pubblica e gli interessi privati, creando un circuito opaco di benefici reciproci finanziato con denaro proveniente dalle casse dell'ente regionale.
Gli altri indagati nel procedimento
Oltre a Galvagno, la richiesta di rinvio a giudizio riguarda altre cinque persone, ciascuna con un ruolo definito all'interno della vicenda. Accanto a lui figura Sabrina De Capitani, che aveva ricoperto il delicato incarico di portavoce del presidente, e l'imprenditrice Caterina Cannariato, ritenuta partecipe dello scambio corruttivo. Il pool di indagati si completa con la presenza di Alessandro Alessi, anch'egli imprenditore, di Marianna Amato, dipendente della Fondazione Orchestra sinfonica siciliana, e di Roberto Marino, il quale, all'epoca dei fatti contestati, svolgeva la funzione di autista personale del numero uno di Sala d'Ercole, contribuendo, secondo l'accusa, a quelle trasferte in auto attraverso la Sicilia finalizzate ad accompagnare amici e parenti.
Il prossimo passo in aula
Con la notifica del provvedimento del gip, il procedimento entra ora in una fase pubblica e contraddittoria. L'udienza del 21 gennaio dinanzi al Giudice dell'udienza preliminare rappresenterà il momento in cui le parti, accusa e difesa, potranno confrontarsi direttamente sulle richieste dei pubblici ministeri. In quella sede, i legali degli indagati avranno la possibilità di presentare le loro argomentazioni e le memorie integrative, cercando di dimostrare l'infondatezza delle accuse o di ottenere un eventuale patteggiamento, prima che il magistrato decida se disporre effettivamente il rinvio a giudizio o, al contrario, archiviare le posizioni di alcuni o di tutti gli imputati.




