Campagnolo, crisi nel settore bici: piano da 120 esuberi, il sindacato dice no

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo storico marchio di componentistica per biciclette Campagnolo, che ha sede a Vicenza, ha annunciato un drastico piano di ristrutturazione che prevede la riduzione di 120 unità sul totale di circa 300 dipendenti, una mossa presentata dall’azienda come inevitabile per far fronte a un calo del fatturato, in un periodo di profonda crisi per l’intero settore ciclo, lontano ormai dagli anni del boom post-pandemico. L’azienda, che definisce il proprio piano come una necessaria “razionalizzazione”, ha sottolineato come non esisterebbe un’alternativa percorribile, avvertendo che le conseguenze, in assenza di questi interventi, potrebbero rivelarsi drammatiche non solo per la società ma per l’intero tessuto economico vicentino.

La reazione dei lavoratori

La mattina del 27 novembre, i 308 tra operai e impiegati si sono riuniti in assemblea per discutere una proposta che, stando alle loro valutazioni, metterebbe a serio rischio la continuità produttiva dello stabilimento. Pur non negando la realtà di una flessione negli affari, i rappresentanti dei lavoratori contestano con fermezza l’ipotesi che questa contrazione possa giustificare misure così radicali, che sfiorano la dismissione di una parte consistente della forza lavoro, considerando il numero degli esuberi proporzionalmente elevato.

La posizione sindacale

Contro il piano, definito “lacrime e sangue”, si è schierato con un secco rifiuto il sindacato, il quale, attraverso le voci di Maurizio Montini per la Fim-Cisl e di Marco Maraschin per la Fiom-Cgil, ha ribadito la propria opposizione a qualsiasi ipotesi di licenziamento. La loro posizione, netta, è che la crisi del mercato della bicicletta, sebbene reale, non debba essere scaricata interamente sui dipendenti, per i quali si chiedono invece soluzioni alternative che ne preservino il posto e le competenze.

Le prospettive dell'azienda

Mentre l’azienza insiste sulla mancanza di scelte diverse per garantire il proprio futuro, il confronto con le parti sociali entra nel vivo, con la trattativa che si annuncia complessa. La Campagnolo, che è sempre stata un fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo del ciclismo, si trova dunque a navigare in acque agitate, bilanciando le esigenze di efficienza con la salvaguardia di un patrimonio umano e produttivo che ha fatto la storia del settore.

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