La “cortese preghiera” di Vespa che accende la guerra degli orari in Rai
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È bastato un aggettivo, “cortese”, per trasformare un normale malumore da palinsesto in una schermaglia pubblica tra due volti noti del servizio pubblico. Bruno Vespa, durante la puntata di Porta a Porta andata in onda mercoledì 25 marzo, ha lanciato quello che lui stesso ha definito un “piccolo disturbo” ai vertici di viale Mazzini, senza però risparmiarsi dal farlo davanti alle telecamere e, di conseguenza, al suo pubblico. Il conduttore di Rai 1 ha parlato esplicitamente di una “trasmissione su Rai 2” che, a suo dire, si sarebbe “bugerata totalmente dei limiti d’orario”, sforando sistematicamente e finendo per sovrapporsi alla sua fascia di seconda serata. Una dinamica, quella della sovrapposizione, che per Vespa rappresenta una violazione delle regole interne: il suo programma va in onda dal martedì al giovedì dalle 23:25 fino a circa l’1:30, e l’invadenza dell’altro format ne avrebbe eroso quota di spettatori.
L’attacco indiretto e le ipotesi sui nomi
Non facendo nomi, Vespa ha alimentato per qualche ora il sospetto tra i telespettatori e gli stessi addetti ai lavori. Qualcuno aveva pensato a un possibile riferimento a Storie Italiane o ad altre trasmissioni di approfondimento, ma il giallo è durato poco. Il tassello mancante è arrivato il giorno seguente, giovedì 26 marzo, quando Milo Infante ha preso la parola in apertura e poi nuovamente in chiusura del suo Ore 14 Sera su Rai 2. Il suo intervento aveva il sapore inequivocabile di una risposta, seppur mai citando direttamente il collega di Rai 1. Infante ha ribaltato la prospettiva, spiegando – senza mai usare il tono della scusa – che il suo programma di approfondimento si attiene ai propri ritmi editoriali e che eventuali sforamenti non sarebbero altro che il frutto della necessità di non interrompere il filo del racconto. Una replica, la sua, che ha trasformato la “cortese preghiera” in un botta e risposta a distanza carico di tensione professionale.
Caos a due voci e l’ombra della satira di Fiorello
Quella che poteva restare una scaramuccia tra due conduttori si è innestata in una giornata particolarmente complessa per la Rai, segnata da altri due episodi di nervosismo. Da un lato, lo stesso Vespa aveva già manifestato il proprio disappunto in altre occasioni, ma stavolta la scelta di portare il reclamo in diretta – e non solo nei corridoi – ha acceso i riflettori su una gestione degli orari che molti definiscono “fluida” e altri, come lui, semplicemente “sregolata”. Dall’altro lato, un malumore del tutto separato ma temporalmente coincidente ha visto protagonista Fiorello: il noto showman si è infuriato per una puntata andata storta del suo programma, tanto da trasformare l’errore di programmazione in un momento di satira tagliente, alimentando ulteriormente il clima di “guerra degli ascolti” di cui si parlava già nei palinsesti. La sovrapposizione di questi due fronti – Vespa contro un programma di Rai 2 e Fiorello contro la regia – ha consegnato ai vertici aziendali una serata di fuoco, con i social pronti a raccogliere le frecciate e a trasformarle in virali.
Milo Infante e la replica in diretta che non lascia dubbi
Tornando alla polemica principale, è proprio l’intervento di Milo Infante a dare la misura della frattura. Giovedì 26 marzo, aprendo Ore 14 Sera alle 21:32, il conduttore ha commentato a caldo la “cortese preghiera” di Vespa, ribadendo con fermezza che il proprio lavoro non prevede alcuna intenzione di “rubare” spettatori a nessuno. Ha anzi rivendicato il diritto del proprio approfondimento a chiudersi quando il racconto lo richiede, lasciando intendere che le rigidità d’orario appartengono a una concezione del mezzo televisivo ormai superata. La polemica, insomma, non è solo sugli orari: è sul concetto stesso di servizio pubblico e su chi, tra i due, abbia il diritto di dettare i tempi. Infante ha chiuso la sua replica con una battuta secca, evitando i nomi ma non lasciando spazio a equivoci: il destinatario del messaggio era chiaro a tutti, compresi i vertici di viale Mazzini, chiamati a decidere se e come far rispettare quelle regole che Vespa invoca come unico argine al caos.




