L'ultimo saluto a Paolo Bonacelli, attore completo e indimenticabile
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il teatro e il cinema italiano hanno dato l’ultimo saluto a Paolo Bonacelli, la cui parabola terrena si è conclusa a Roma lo scorso 8 ottobre, all’età di 88 anni. La sua era un’umanità completa, piena e a tratti contraddittoria, che si manifestava, con pari intensità, sia sulla scena che nella vita di tutti i giorni. Se il cinema, con la sua vasta popolarità, lo aveva reso un volto noto al grande pubblico, era il suo carattere schietto e diretto a renderlo vicino e raggiungibile, nonostante la luce dei suoi occhi verdi potesse talvolta celare pensieri profondi e inafferrabili. Ciò che resta, oltre al vuoto della sua scomparsa, è un’eredità artistica monumentale, un patrimonio di oltre sessant’anni di carriera che ha attraversato, con eleganza e rigore, la storia dello spettacolo nazionale.
Il ricordo di un compagno di scena
Roberto Benigni, rievocando la figura dell’amico e collega, ha espresso con parole commosse il proprio affetto. “Che bell’attore era Paolo Bonacelli! Straordinario!”, ha esclamato, per poi aggiungere: “Con Massimo Troisi, in ‘Non ci resta che piangere’, abbiamo vissuto uno dei momenti di allegria più belli di quel gioioso film grazie alla sua presenza e al suo ‘Leonardo’”. Benigni ha voluto sottolineare anche un’altra magistrale interpretazione, ricordando come, in “Johnny Stecchino”, accanto a Nicoletta Braschi, “il suo ‘zio’ è un colpo da maestro: esilarante, indimenticabile”. Un ricordo, il suo, che si chiude con una nota di malinconia: “Una gran tristezza al cuore che non ci sia più. Grazie caro Paolo”.
Il coraggio di un "cattivo" memorabile
Sebbene in queste ore venga giustamente celebrato per le sue riuscite performance comiche, è doveroso ricordare come Paolo Bonacelli abbia saputo dipingere, con coraggio e talento, alcuni tra i più memorabili ruoli da villain della cinematografia. La sua versatilità gli permise di spaziare con disinvoltura, lasciando un’impronta indelebile in pellicole che hanno fatto la storia. Basti pensare al suo Duca in “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini, una prova di recitazione intensa e cruda, oppure al vigliacco prigioniero turco che interpretò in “Fuga di mezzanotte”, il film di Alan Parker. Ruoli, i suoi, che richiedevano una profondità d’analisi non comune e che lui seppe restituire con una bravura che pochi potevano eguagliare.
Le solide radici nel teatro
Nato a Civita Castellana e formatosi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, Bonacelli affondava le proprie radici nel teatro, palcoscenico dal quale era partita la sua lunga avventura artistica. Fu proprio Vittorio Gassman, un gigante della scena, a intuirne per primo il potenziale, volendolo con sé nel 1962 per lo spettacolo “Questa sera si recita a soggetto”, all’interno del progetto del Teatro Popolare Italiano. Quel debutto fu l’inizio di un percorso che lo avrebbe visto protagonista, con la sua recitazione intensa e imprevedibile, di un numero sterminato di produzioni, costruendo un legame profondo e mai interrotto con le tavole del palcoscenico, che rimasero sempre il suo primo, grande amore.




