Addio a Paolo Bonacelli, una vita per il cinema tra Pasolini e Benigni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il cinema italiano perde uno dei suoi volti più intensi e versatili, un attore che ha attraversato con disinvoltura generi e registri, lasciando un'impronta indelebile in ogni ruolo che ha interpretato. Paolo Bonacelli si è spento a Roma, all'Ospedale San Filippo Neri, all'età di 88 anni, dopo una carriera che, spaziando dal grande schermo al teatro, ha abbracciato oltre sei decenni di storia dello spettacolo. La notizia della scomparsa è stata data dalla moglie, Cecilia Zingaro, ponendo fine a un'epoca e consegnando alla memoria collettiva una galleria di personaggi divenuti ormai iconici.
Una carriera straordinaria, da Pasolini alla commedia all'italiana
La sua filmografia, sterminata e variegata, conta più di centoventi pellicole, un numero che di per sé racconta la dedizione assoluta di un artista sempre pronto a mettersi in gioco. Bonacelli, la cui formazione affonda le radici nel teatro di prosa, seppe conquistarsi la scena cinematografica collaborando con alcuni dei massimi maestri della regia, da Pierpaolo Pasolini, che lo diresse in pellicole di crudo realismo, a Francesco Rosi, con il quale affrontò narrazioni di forte impegno civile. La sua capacità di calarsi in personaggi profondamente diversi gli permise di navigare senza soluzione di continuità dal dramma più cupo alla commedia più scanzonata, dimostrando una versatilità che pochi attori della sua generazione hanno posseduto.
I ruoli cult: dallo zio di Johnny Stecchino a Leonardo da Vinci
Se il lavoro con i grandi autori ne ha definito lo spessore artistico, è forse nella commedia che Bonacelli ha saputo conquistare il cuore del grande pubblico, regalando performance rimaste nella storia. Memorabile, e giustamente celebrato, il suo zio in "Johnny Stecchino" di Roberto Benigni, un personaggio che, con la sua proverbiale battuta – "La vera piaga di Palermo è il traffico" – riassumeva in modo grottesco e geniale un'intera filosofia di vita, diventando un'istantanea perfetta dell'ironia del film. Per quella interpretazione, del resto, l'attore ricevette il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista, un riconoscimento a un'intelligenza comica mai scontata. Altrettanto indimenticabile, seppur in una chiave completamente diversa, il suo Leonardo da Vinci in "Non ci resta che piangere", dove diede vita a un inventore un po' pasticcione, alle prese con le geniali intuizioni di Troisi e Benigni, in una delle commedie più amate del cinema nazionale.
Un'attitudine al mestiere che non conosceva declino
Fino all'ultimo, Bonacelli ha mantenuto intatta la sua passione per la recitazione, continuando a lavorare con un'energia che sembrava inesauribile, senza mai concedere nulla alla routine o all'autocelebrazione. La sua scomparsa, che giunge dopo una vita interamente spesa sui set e sui palcoscenici, non segna soltanto la fine di una biografia eccezionale, ma chiude simbolicamente un capitolo importante del nostro cinema, privandolo di un interprete capace di dare anima e Corpo a storie tanto differenti. La sua eredità, fatta di impegno, talento e una rara capacità di trasformazione, rimane viva in ogni fotogramma che lo ha visto protagonista.




