Pasolini, il cinema come unico e i misteri di Ostia
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Redazione Interno
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Nel furoreggiare delle celebrazioni e nella proliferazione di quello che è stato definito “lo sciocchezzaio pasoliniano”, si staglia, solida come travertino, l'unicità del suo cinema, che seppe marcare a fuoco tanto il sistema dei saperi quanto l'industria culturale, trasformando, unico in Italia, le poesie in best seller e il cinema d'autore in un fenomeno di box office. Il suo sguardo, che attingeva con eguale disinvoltura dalla filologia come dalla cronaca più cruda, ha creato un corpus di pellicole che non somiglia a nulla di ciò che aveva occupato lo schermo prima, e a nulla di ciò che sarebbe venuto dopo, costituendo un capitolo irripetibile e profondamente autonomo della storia del cinema.
L'eredità cinematografica oltre il clamore
Mentre il suo cinema, con la sua forza visionaria, continua a essere studiato e a influenzare le generazioni successive, l'ombra lunga della sua fine violenta getta un'oscurità persistente sulla sua figura. “Fosse stato Giuseppe Pelosi da solo ad uccidere Pier Paolo Pasolini non staremmo a parlarne ancora dopo cinquant’anni”, afferma l'avvocato Stefano Maccioni, la cui attività è da anni concentrata sul tentativo di ribaltare la verità giudiziaria stabilita. Quella notte del 2 novembre 1975, infatti, vide la fine atroce di colui che era senza dubbio l'intellettuale più in vista, più esposto e più controverso del panorama culturale dell'epoca, prima ridotto in fin di vita a sprangate e poi finito sotto le ruote di un'auto.
Le denunce che precedono il delitto
A rendere ancor più cupo e carico di interrogativi quell'evento sono le parole che lo stesso Pasolini aveva scritto appena un anno prima, in un articolo dal tono profetico e drammaticamente consapevole: “Io so i nomi dei responsabili delle stragi più recenti… io so. Ma non ho le prove”. Con questa denuncia, apparsa sulle pagine de Il Corriere della Sera il 14 novembre 1974, l'intellettuale puntava il dito contro la corruzione della classe dirigente, scagliandosi contro un sistema di potere che molti, allora come oggi, ritengono essere sullo sfondo della sua eliminazione fisica.
Un delitto che ancora interroga la coscienza civile
Il delitto, consumatosi sulla spiaggia dell'Idroscalo di Ostia nella notte tra il primo e il 2 novembre, rimane una delle pagine più oscure del Novecento italiano, un fatto di cronaca nera che immediatamente si è caricato di significati che travalicano di gran lunga la dinamica criminale. A cinquant'anni di distanza, quel delitto continua a tormentare la coscienza civile di un Paese che, come testimoniano le inchieste che periodicamente si riaprono, annaspa tra mezze verità e mille misteri, senza che sia mai stata raggiunta una verità giudiziaria capace di porre fine a una ricerca di giustizia che appare, ancora oggi, drammaticamente incompiuta.




