La svolta tedesca che rilancia il Piemonte
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Redazione Esteri
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Il cambio di passo della Germania, dopo anni di rigore inflessibile, potrebbe avere ripercussioni positive sull’economia piemontese, legata a doppio filo con la locomotiva d’Europa. Il piano da oltre mille miliardi di euro, varato il 18 marzo dal Bundestag, stravolge le regole di bilancio finora sacre per Berlino, aprendo a investimenti massicci in difesa e infrastrutture. Una mossa che, se da un lato segna una rottura con l’austerità tradizionale, dall’altro offre opportunità concrete per le aziende italiane, in particolare quelle del Nord-Ovest, tradizionalmente fornitrici di componenti industriali e tecnologici.
Il disegno di legge, sostenuto dai maggiori partiti in vista delle prossime elezioni, prevede un aumento della spesa pubblica senza precedenti, finanziato attraverso un allentamento dei vincoli costituzionali sul deficit. Una scelta resa possibile dal rapporto debito-Pil tedesco, che si attesta sotto il 65%, ben lontano dai livelli di Italia, Francia o Spagna. Di quei mille miliardi previsti nei prossimi dieci anni, metà saranno destinati al riarmo – una priorità imposta dalla crisi ucraina – mentre l’altra metà punta a modernizzare strade, ferrovie e reti energetiche.
Per il Piemonte, che esporta macchinari, elettronica e prodotti siderurgici verso la Germania, l’effetto potrebbe essere immediato. Già oggi, stando alle stime delle Camere di Commercio, quasi il 18% delle esportazioni regionali è diretto Oltralpe. Settori come l’automotive e l’aerospazio, che dipendono dalla domanda tedesca, potrebbero beneficiarne, anche se molto dipenderà dalla capacità delle imprese di inserirsi nelle nuove filiere produttive. Non mancano, tuttavia, le ombre: l’aumento della concorrenza tra Paesi Ue per accaparrarsi commesse pubbliche rischia di lasciare indietro chi non riesce a tenere il passo.




