Il cordoglio della Difesa italiana per la strage di Puerto Leguízamo, dove un Hercules C-130 è piombato nella giungla

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Ministero della Difesa, per voce del ministro Guido Crosetto, ha espresso profondo cordoglio alle Forze Armate della Colombia e al collega ministro Pedro Sánchez, in seguito al tragico incidente che ha visto protagonista un velivolo militare da trasporto. Lo schianto, avvenuto nei pressi di Puerto Leguízamo, nel dipartimento amazzonico di Putumayo, ha coinvolto un aereo Hercules C-130 dell’Aeronautica colombiana; un disastro che ha portato con sé un bilancio provvisorio ma già drammatico, con decine di vittime e un numero altissimo di feriti tra i militari a bordo.

Il volo spezzato a un passo dal decollo

L’incidente è avvenuto a ridosso dell’aeroporto locale, quando il velivolo, che stava effettuando una rotta verso Puerto Asís, ha perso quota quasi immediatamente dopo il decollo, precipitando a terra a circa un chilometro e mezzo dalla pista. Le immagini, diffuse rapidamente attraverso i social media, hanno mostrato la carcassa dell’aereo, un Lockheed Martin Hercules C-130, avvolta dalle fiamme in mezzo alla vegetazione fitta, con una colonna di fumo nero che si alzava nel cielo della regione di confine tra Perù ed Ecuador. A bordo si trovavano oltre cento persone: un contingente che, secondo i dati forniti in via ufficiale, ammontava a 125 individui, dei quali 114 soldati e 11 membri dell’equipaggio, anche se le prime comunicazioni avevano parlato di un numero leggermente inferiore.

Un bilancio in divenire e i soccorsi nella giungla

Le operazioni di soccorso, rese difficili dall’impervietà del territorio amazzonico raggiungibile solo per via aerea o fluviale, sono state avviate immediatamente grazie anche all’intervento degli abitanti del luogo, che hanno trasportato i feriti con mezzi di fortuna fino all’arrivo dei rinforzi. Il comandante dell’Aeronautica colombiana, Carlos Fernando Silva, ha confermato l’invio di due aerei ambulanza dotati di decine di lettini per trasferire i feriti più gravi verso ospedali della capitale Bogotà e delle città limitrofe. Al momento, il bilancio ufficiale è ancora fluido: si contano almeno un morto accertato e 77 feriti trasportati nelle strutture ospedaliere, ma le autorità non hanno ancora chiarito il destino di oltre quaranta militari, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore aggravamento delle vittime.

Le cause sotto accusa e la politica interna colombiana

Mentre i soccorritori continuano a setacciare i rottami del quadrimotore, il ministro Pedro Sánchez ha voluto chiarire un aspetto cruciale per evitare speculazioni: le prime evidenze escludono che il disastro possa essere stato causato da un attacco di attori armati illegali presenti nella regione. Sánchez ha spiegato che i rumori di detonazioni uditi nelle ore successive all’impatto non erano altro che le munizioni trasportate dai soldati, esplose a causa del rogo. Il presidente Gustavo Petro ha invece utilizzato l’occasione per accendere i riflettori sull’età del velivolo precipitato (entrato in servizio oltre quarant’anni fa) e sulle difficoltà burocratiche che, a suo dire, avrebbero bloccato i programmi di ammodernamento della flotta militare, chiedendo anzi che gli ufficiali responsabili di tali ritardi vengano rimossi dagli incarichi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.