Tragedia aerea in Colombia, si schianta un C-130 Hercules: almeno 66 i morti accertati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bilancio della tragedia che ha colpito l’aviazione militare colombiana si aggrava di ora in ora, assumendo i contorni di una delle più gravi sciagure aeree nella storia recente del Paese. Un velivolo C-130 Hercules, decollato nella tarda mattinata di lunedì dalla pista di Puerto Leguízamo, nel dipartimento amazzonico di Putumayo, è precipitato a pochi chilometri dallo scalo, spargendo rottami e detriti in fiamme nella fitta giungla che caratterizza il confine meridionale, quello conteso tra Ecuador e Perù. A bordo, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dalle autorità, viaggiavano 128 militari – una cifra che ha corretto il precedente conteggio di 125 –, tra cui membri dell’Esercito nazionale, personale della Forza aerea e agenti della Polizia nazionale.

Un numero di vittime in continua evoluzione e le operazioni di soccorso

Le operazioni di soccorso, rese estremamente complesse dall’inaccessibilità della zona – un’area priva di collegamenti stradali, raggiungibile solo per via aerea o fluviale – hanno proceduto per tutta la giornata tra fumo e detriti, recuperando i corpi senza vita e assistendo i numerosi feriti. Il comandante generale delle Forze Militari, Hugo Alejandro López Barreto, ha confermato che i decessi accertati ammontano ad almeno 66 unità, specificando come tra questi figurino 58 soldati, sei membri dell’equipaggio dell’aeronautica e due agenti della Polizia nazionale. Decine di altri militari sono rimasti feriti, con un quadro clinico che varia da traumi lievi a condizioni ritenute critiche; molti di loro sono stati trasportati d’urgenza in strutture ospedaliere a Bogotà e Florenzia tramite aerei ambulanza e velivoli medicalizzati fatti decollare dalla capitale.

Le cause ancora sconosciute e la dinamica dello schianto

Il velivolo, un Lockheed C-130 Hercules di fabbricazione statunitense entrato in servizio nei decenni scorsi, aveva appena sollevato le ruote dalla pista quando, per ragioni ancora tutte da chiarire, ha perso quota finendo contro il suolo. I testimoni hanno riferito di aver udito un forte boato prima di vedere una colonna di fumo nero alzarsi dalla vegetazione. Le immagini circolate localmente mostrano i rottami sparsi tra gli alberi, con l’aereo andato completamente distrutto nell’impatto; una fonte militare ha precisato che a complicare ulteriormente le operazioni di spegnimento e recupero ha contribuito la detonazione della munizione che la truppa trasportava a bordo, esplosa a seguito dell’incendio post-impatto.

Le reazioni istituzionali e il contesto dello schianto

A dare notizia ufficiale dell’accaduto, con un post sulla piattaforma X, è stato il ministro della Difesa, Pedro Arnulfo Sánchez, il quale ha espresso cordoglio per “l’evento profondamente doloroso per il Paese” e ha fatto appello alla prudenza, chiedendo di astenersi da speculazioni in attesa che le indagini facciano luce sulla dinamica. Sebbene la zona di Puerto Leguízamo sia storicamente teatro di operazioni contro gruppi armati illegali – trattandosi di un’area di transito per il narcotraffico – il ministro e i vertici militari hanno tenuto a precisare che, dai primi accertamenti, non vi è alcun indizio che faccia pensare a un attacco doloso da parte di attori esterni. L’incidente ha riacceso il dibattito interno sullo stato di manutenzione e la vetustà della flotta, considerando che il mezzo coinvolto vantava oltre quarant’anni di attività operativa alle spalle prima di essere ceduto dalla Casa Bianca a Bogotà nel 2020.

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