La nazionalizzazione delle imprese private in Russia: il caso Ariston

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Redazione Interno Redazione Interno   -   >La guerra di Vladimir Putin ha innescato un fenomeno di grande portata: il saccheggio delle risorse private, simile a quello avvenuto durante le privatizzazioni degli anni '90 in Russia. Il diritto di proprietà, già fragile, è stato ulteriormente eroso da due anni di conflitto. Ogni impresa, indipendentemente dal tipo di azionista, russo o estero, rischia di essere nazionalizzata con un semplice tratto di penna o una sentenza apparentemente incomprensibile di un tribunale.

Il caso Ariston

Recentemente, la filiale russa di Ariston è stata posta sotto il controllo temporaneo di Gazprom, suscitando forte disappunto da parte della Farnesina e condanna dall’Unione europea. Il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha avuto una conference call con il presidente di Ariston Group, Paolo Merloni, e l’ad Maurizio Brusadelli, alla presenza del governatore Acquaroli, per discutere la situazione.

Le ragioni dietro la nazionalizzazione

La decisione di Mosca di “nazionalizzare” lo stabilimento dell’italiana Ariston in territorio russo ha suscitato molte domande. Oltre alla guerra in Ucraina e alle sanzioni imposte dall’inizio del conflitto, sembra che ci sia anche il tentativo di bloccare, in extremis, la possibilità di impiegare gli asset russi congelati in Europa a favore di Kiev.

Il decreto di Putin

Venerdì, Putin ha firmato e pubblicato un decreto che trasferisce temporaneamente le sussidiarie russe di Ariston e di Bosch alla Gazprom Domestic Systems. Questo atto ha segnato un ulteriore passo verso la nazionalizzazione delle imprese private, alimentando le preoccupazioni sul futuro del diritto di proprietà in Russia.

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