Vannacci e il caso del simbolo “copiato”, mentre due deputati lasciano la Lega
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Redazione Interno
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La scena politica italiana, che da mesi segue con interesse le mosse del generale Roberto Vannacci, si arricchisce di un nuovo capitolo, il quale mescola aspetti giudiziari, politici e persino simbolici. L’annuncio della nascita di “Futuro Nazionale”, infatti, è stato accompagnato dall’immediata adesione di due parlamentari, i deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, provenienti dalle file della Lega. Il loro passaggio, maturato dopo un periodo di riflessione e di dissenso manifestato anche sul voto riguardante gli aiuti all’Ucraina, rappresenta un colpo per Matteo Salvini e un primo, concreto, atto di costituzione per la formazione vannacciana. A questa novità, di per sé significativa, se ne aggiunge un’altra che affonda le radici nel passato e riguarda la proprietà intellettuale del simbolo stesso del movimento. “Futuro Nazionale”, infatti, utilizza un logo che risulta essere stato depositato ben sedici anni fa, i cui diritti di proprietà industriale sono tuttavia ormai scaduti, una circostanza che ha permesso al Generale di farne libero uso senza infrangere le norme vigenti.
L’accusa dal Sud: «È una copia del nostro stemma»
Proprio quel simbolo, però, è al centro di una disputa che arriva dalla Calabria e che vede come protagonista Franco Recupero, fondatore del movimento “Popolo per il Sud”. L’ex leghista, figura di lungo corso nella politica regionale, accusa senza mezzi termini Vannacci di aver copiato il marchio del suo gruppo, presentato pubblicamente a Reggio Calabria proprio nei giorni scorsi. Recupero, che definisce la propria militanza in territori tradizionalmente difficili per la Lega come «pionieristica», non ha sporto denuncia, aprendo anzi alla possibilità di un dialogo con il generale. La questione, al di là delle possibili implicazioni legali – che sembrano peraltro scongiurate dalla scadenza del brevetto originale –, getta una luce particolare sulle modalità con cui si costruisce l’identità visiva di un progetto politico, spesso attingendo a un immaginario condiviso, in questo caso legato a iconografie nazional-patriottiche.
Le prime stime e lo scenario politico
Mentre si dipanano queste vicende, iniziano a circolare le prime proiezioni sul potenziale elettorale di “Futuro Nazionale”. I dati, come spesso accade in queste fasi embrionali, sono contrastanti e vanno maneggiati con cautela. Un istituto di ricerca attribuisce alla lista una percentuale intorno al 2%, sottolineando come quel bacino di consensi potrebbe attingere in parti quasi uguali dall’elettorato della Lega e da quello di Fratelli d’Italia. Un altro sondaggio, citato con soddisfazione dallo stesso Vannacci sui social network, parlerebbe invece di una quota più consistente, superiore al 4%. Al di là dei numeri, che restano per ora mere ipotesi, l’emergere di questa nuova forza costringe gli osservatori a riflettere sulla possibile riorganizzazione dello schieramento di centro-destra, in un momento in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni deve governare una coalizione composita.
Un percorso in divenire tra adesioni e polemiche
Il quadro che ne risulta è quello di un progetto politico in rapido movimento, che nell’arco di pochissimo tempo è riuscito a catalizzare l’attenzione mediatica, a garantirsì l’ingresso in Parlamento con due deputati e a generare una polemica sul proprio simbolo. L’operazione di Vannacci, il quale ha ribadito che il suo obiettivo non è «far vincere la sinistra», si presenta dunque come uno squillo di tromba nel panorama nazionale, introducendo variabili nuove e imprevedibili. La partita, come dimostrano le reazioni e le immediate defezioni dalla Lega, è già aperta e coinvolge direttamente gli equilibri interni alla maggioranza, costretta a misurarsi con una sfida che nasce al suo interno e che punta a intercettare un malcontento o un desiderio di cambiamento che i partiti tradizionali, a suo dire, non rappresenterebbero più compiutamente.




