Baby gang, in Veneto stretta sulle famiglie: bonus a rischio

Baby gang, in Veneto stretta sulle famiglie: bonus a rischio
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le famiglie dei minorenni coinvolti in reati potrebbero perdere contributi, agevolazioni e persino alcuni benefici collegati all'edilizia residenziale pubblica se rifiutassero senza giustificazione di collaborare con i servizi sociali. È il punto centrale della nuova stretta sulle baby gang proposta in Veneto dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi, esponente di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci. Il progetto punta a coinvolgere direttamente genitori, tutori e affidatari nei percorsi destinati al recupero dei ragazzi autori di condotte penalmente rilevanti, introducendo conseguenze amministrative quando la famiglia non aderisce alle iniziative previste.

Il progetto veneto coinvolge direttamente genitori e tutori

La proposta regionale porta il numero 67 ed era stata elaborata nell'aprile 2026 con il titolo «Disposizioni in materia di responsabilizzazione genitoriale e di raccordo con i servizi sociali nei casi di condotte penalmente rilevanti poste in essere da minorenni». Il 23 settembre è stata illustrata in Quinta Commissione del Consiglio regionale. Il meccanismo non introduce nuove sanzioni penali per gli adulti, ma prevede percorsi di collaborazione con i servizi sociali per rafforzarne il ruolo educativo quando un figlio entra in un percorso di devianza. L'obiettivo dichiarato dal promotore è prevenire la recidiva attraverso un intervento che affianchi alle misure rivolte al ragazzo un'assunzione di responsabilità da parte delle figure che esercitano la responsabilità genitoriale.

Il passaggio più delicato riguarda ciò che accadrebbe quando gli adulti non partecipano senza un motivo giustificato oppure interrompono il percorso. La mancata adesione potrebbe incidere sull'accesso, sul mantenimento o sulla sospensione temporanea di provvidenze economiche regionali, contributi e agevolazioni. Nei limiti consentiti dalla normativa regionale, gli enti competenti potrebbero intervenire anche sui benefici e sulle procedure connesse all'assegnazione o alla permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Sarebbero gli stessi organismi che erogano o gestiscono le misure a comunicare la sospensione e la sua durata, con la possibilità di far cessare gli effetti in caso di ripresa della collaborazione.

La proposta distingue però questi interventi dalle prestazioni considerate indispensabili. Dal possibile stop sono escluse le misure sanitarie e sociosanitarie necessarie, così come quelle destinate alla tutela del minore e dei soggetti vulnerabili. Il consigliere sostiene che l'obiettivo non sia trasferire automaticamente sui genitori la responsabilità penale dei figli, che rimane personale, ma ottenere la loro partecipazione al percorso educativo. Secondo il criterio indicato nel progetto, la conseguenza amministrativa dovrebbe essere proporzionata alla gravità della mancata collaborazione: una famiglia che partecipa e dimostra di essersi attivata non sarebbe colpita per il solo fatto che il ragazzo abbia commesso un reato.

Da Legnago al Senato, la stretta sui sussidi si allarga

L'iniziativa regionale arriva dopo una scelta analoga maturata a Legnago, nel Veronese. Il sindaco Paolo Longhi, esponente di Fratelli d'Italia, aveva proposto di modificare i regolamenti comunali per togliere sussidi e contributi economici alle famiglie di minorenni violenti quando i genitori non dimostrano collaborazione o controllo. L'intervento era maturato dopo episodi che avevano coinvolto due quindicenni accusati di aver scippato un'anziana e rapinato un tabaccaio, colpito con una bottiglia alla testa. Tra le prestazioni comunali interessate erano stati indicati anche aiuti destinati ad attività come lo studio della musica o la pratica sportiva.

La stessa impostazione è approdata a Palazzo Madama con un disegno di legge di Fratelli d'Italia firmato dal senatore Matteo Gelmetti e depositato il 18 settembre. Il testo propone la sospensione di benefici comunali non essenziali quando un minorenne viene condannato, anche soltanto in primo grado, a una pena detentiva di almeno un anno. L'iniziativa parlamentare sposta quindi la questione dal livello dei singoli regolamenti locali a quello della legislazione nazionale e si inserisce in una serie di interventi politici sulla criminalità giovanile, insieme alle proposte per modificare la disciplina dell'imputabilità tra i 14 e i 18 anni e alle nuove misure previste per i reati minorili più gravi.

I dubbi giuridici e il passaggio nelle commissioni regionali

Il progetto veneto deve confrontarsi con un problema preciso: i confini delle competenze legislative regionali rispetto a quelle dello Stato e il principio della responsabilità penale personale. Gli approfondimenti riguardano proprio la possibilità di collegare l'accesso a determinate prestazioni pubbliche al comportamento dei genitori successivo al reato commesso dal figlio, senza trasformare la misura amministrativa in una sanzione indiretta per una condotta altrui. Per questo sono stati richiesti ulteriori approfondimenti giuridici e il testo è sottoposto all'esame degli organismi consiliari competenti.

Accanto a questa iniziativa è stato presentato anche il progetto di legge numero 101 per istituire «J-Crime Veneto», un osservatorio regionale dedicato alla prevenzione e al contrasto della criminalità minorile individuale e di gruppo. La proposta è stata illustrata nella stessa seduta di commissione e il parere è stato rinviato per consentire ulteriori approfondimenti. Si tratta di uno strumento distinto dalle misure sui benefici economici: l'osservatorio avrebbe come oggetto specifico il monitoraggio e la prevenzione dei fenomeni criminali che coinvolgono ragazzi e gruppi giovanili.

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